CASAL DI PRINCIPE. Il negozio di ceramiche e arredo bagno è ben avviato. La loro ditta edile ha lavorato nel campo delle costruzioni e dell’impiantistica, realizzando villette finite in affitto ai militari americani di stanza tra l’agro aversano e il litorale, che pagano bene e non danno impicci. La famiglia Di Bona è riuscita a costruire negli anni una solidità economica, su cui ora si concentrano anche le indagini degli agenti della squadra mobile e del commissariato di Aversa, dopo l’omicidio del capofamiglia Cesare Di Bona, assassinato l’altra mattina sotto il palazzo di proprietà, all’angolo tra corso Umberto I e via Ariosto a Casal di Principe, nel giorno del suo settantottesimo compleanno. Ucciso, come emerge, da due sicari forse giunti in sella a una moto, che hanno sparato undici colpi calibro 9 corto per la vendetta della camorra contro suo nipote Luigi Diana «o’ manovale», killer dei Bidognetti prima, fondatore del gruppo scissionista dei Cantiello poi, ma collaboratore di giustizia da pochissimi giorni. Resta questo l’unico vero movente su cui lavorano polizia e carabinieri che, per capire fino in fondo i rapporti che intercorrevano tra i Di Bona e i Diana, stanno controllando ad ampio raggio le attività di famiglia. Spuntano anche vecchi precedenti penali a carico di uno dei figli della vittima, ma Cesare Di Bona da tutti era conosciuto come un onesto lavoratore, con una parentela ingombrante ma indiretta, perché è sua moglie a esser sorella del padre del neo pentito. Un uomo che non aveva mai mostrato di temere per la sua vita, anche all’epoca della guerra tra il gruppo di Bidognetti e quello di Cantiello, quando Diana e i suoi parenti erano barricati in casa. Cesare invece andava al circolo come sempre. Ieri è stato affidato l’incarico per l’autopsia sul suo cadavere, che dovrebbe svolgersi stamattina e dare il via libera ai funerali nel pomeriggio. Per gli inquirenti, l’ordine di ammazzare sarebbe arrivato proprio dal clan vincente dei Bidognetti, che già aveva in odio Luigi Diana per le sue ambizioni da capoclan dopo l’arresto di Francesco Bidognetti, e che temerebbe le rivelazioni del pentito. A suffragare questa pista ci sono le decine di perquisizioni effettuate dalle forze dell’ordine, che si sono spinte fino a Mondragone, a Marano e Melito, zone dove è forte la presenza dei fedelissimi di Bidognetti e da dove non si esclude che possano essere arrivati gli assassini, come già accaduto per l’omicidio del sindacalista Federico Del Prete, piccolo eroe dimenticato. Ma l’omicidio Di Bona è avvenuto proprio a poche decine di metri dalla sede dell’Università per la legalità e lo sviluppo, nata nella villa confiscata al boss Gaetano Darione, finanziata con fondi del ministero dell’Interno (nell’ambito del piano nazionale sicurezza), ma oggi di fatto chiusa, emblema delle difficoltà di lavorare sul territorio dalla parte della legalità. Non esita a lanciare il suo grido d’aiuto Giovanni Allucci, direttore generale del consorzio Agrorinasce, che gestisce la struttura: «Siamo ormai rimasti soli a far sentire la nostra voce sul territorio contro la camorra; per far ripartire l’università aspettiamo ancora i fondi ministeriali e abbiamo solo potuto trasferirvi lo sportello informagiovani e la biblioteca», fa sapere e fa il suo appello: «In città e nell’agro c’è ancora scarsa collaborazione tra la società civile, le associazioni e le istituzioni; occorre un nuovo patto di fiducia, per non dover più assistere a scene ripetutesi anche in questo omicidio, con tanti testimoni muti». E domani mattina, un pm antimafia arriverà tra i ragazzi dell’Itc di Casal di Principe, su iniziativa di Agrorinasce, per discutere di legalità.
LORENZO IULIANO – IL MATTINO ED. CASERTA 28 APRILE 2005
UCCISO NEL CASERTANO, RAFFICA DI PERQUISIZIONI NEL GIUGLIANESE
Casal di Principe, l’omicidio Di Bona. Indagini a Melito e Mugnano
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