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IL TEMPO E’ GALANTUOMO. ANCHE PER SCAMPIA
Dopo la manifestazione del Primo Maggio

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NAPOLI. E’ stata un’idea suggestiva quella di celebrare il 1° maggio a Scampia.
Idea inutile se ci si fermasse alla passerella di politici e sindacati. Idea pericolosa se
dopo la “grande manifestazione” tutto restasse come oggi. È a Scampia più
che a Bagnoli o a Napoli Est che si gioca la credibilità, non tanto e non
solo della giunta comunale, fortemente compromessa, ma delle istituzioni,
Stato compreso. Ora, l’unica attiva, è la Chiesa, con i suoi sacerdoti di
frontiera che hanno custodito il valore della speranza ed alimentata la
voglia di riscatto di tanta gente perbene che lì vive e lavora. Per il
resto, a parte il lavoro di Polizia e Carabinieri per fermare il devastante
e sanguinoso regolamento di conti tra le famiglie che controllano i
supermarket della droga, Comune, Pronvicia,Regione e Governo hanno brillato per assenza ed inefficienza.
Oggi la Iervolino riconosce i ritardi, l‚assessore Papa promette che da oggi in poi tutto procederà con speditezza ma, intanto, di Vele ne restano ancora in piedi quattro! Certo, i problemi sono enormi, ma da dieci anni, invece di “fare”, anche umilmente evidenziando le difficoltà, si è preferito “fare fumo con la manovella”, lasciando i problemi a marcire.
Una delle grandi questioni del territorio metropolitano è proprio l’area a
nord della città, cioè quella vasta conurbazione intercomunale, che da
Capodichino si estende fino al mare della costa giuglianese-casertana,
lambisce l’area flegrea, e, lungo la via Appia, penetra nell‚Aversano per
formare una “città senza nome ed identità”, dove vivono 6-700mila persone,
ci sono fabbriche, uffici, commerci ed una miriade di attività, più che
miseria c‚è degrado, alienazione, disperazione, vige una diffusa illegalità,
prospera la camorra e dove per tanti “Le occasioni di Rosa” sono diventate
il “manifesto” di una fuga impossibile dall’inferno di una vita negata. Se a
Palazzo San Giacomo ci fossero stati buoni amministratori e non scadenti
piazzisti di propaganda politica, invece di menare il can per l’aia con
annunci improbabili (vedi l’Università et similia) avrebbero demolito le
Vele, realizzato il campo sportivo e gli altri impianti, completato il
programma di case popolari che risale a oltre dieci anni fa, sgombrato il
campo rom e progettata una riqualificazione del quartiere. E, parimenti, se
la Regione fosse stata quello che dovrebbe essere, un ente di programma e di
sviluppo territoriale, da tempo avrebbe messo su un piano di rigenerazione
economica e civile per trasformare la “crescita senza sviluppo” in “crescita
per lo sviluppo”.
Risorse comunitarie sprecate in mille rivoli di opere
inutili e/o superflue potevano essere impiegate per finanziare un accordo di
programma e fare dell’area della sfida tra i Di Lauro e gli scissionisti, un
territorio sicuro per la vita ed il lavoro. Vedremo cosa verrà fuori dai prossimi giorni
dalla kermesse con Sindaco, Governatore, neoministri, sindacati,
imprenditori. Ma attenzione! Questa volta le parole devono essere pietre! E il tempo, come diceva Totò, è galantuomo.

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