PUBBLICITÀ
HomeVarieScegliere la vita, un altro modo è possibile

Scegliere la vita, un altro modo è possibile

PUBBLICITÀ


ROMA. Il vessillo della vita è il cavallo di battaglia della campagna referendaria (anzi, anti-referendaria) per l’astensione. Noi siamo per la vita, la scegliamo e la difendiamo, recitano gli slogan sui cartelloni pubblicitari. E’ questo un troppo facile argomento ex silentio che insinua la tacita rispondenza con chi, d’opposto parere, dovrebbe stare dalla parte della morte. L’accostamento risulta grottesco se, come capita nell’economia urbana degli spazi pubblicitari, cartelloni di questo tenore stanno fianco a fianco alla propaganda di agenzie di onoranze funebri con i loro pacchetti di offerte per defunti e congiunti.

La banalità di questi perentori richiami alla vita per invitare all’astensione, ignora infatti un’altra banalità. Che non ci sarebbe bisogno di enunciare, se non fosse che gli slogan per l’astensione la negano: e cioè che si è per la vita anche sull’altro fronte. Che nessuno è per la morte, cioè il contrario della vita. Questo referendum è davvero un busillis: scardina schieramenti politici, spiazza sistemi di pensiero. Dovrebbe appassionare ben più di una normale chiamata alle urne della routine politica con la sua scontata etologia. Su queste faccende siamo tutti in gioco. Riguardano anima e corpo di tutti, come capita di rado. Nemmeno le religioni, in questo caso, sono un compatto e unitario fronte della fede: perché la vita è davvero una cosa delicata.

PUBBLICITÀ

E così, in nome di uno dei suoi precetti primari, «scegli la vita e non la morte» (lo stesso che impone di guardare prima di attraversare la strada, per non mettere se stessi a repentaglio), l’ebraismo offre ad esempio soluzioni ben diverse da quelle su cui si schiera il cattolicesimo. La normativa tradizionale del popolo d’Israele, infatti, consente l’aborto quando la madre corre rischio di vita (anche questo è: scegli la vita!) e, quanto all’embrione, ammette che nei quaranta giorni successivi al concepimento non si può ancora parlare di vita vera e propria, bensì di un’«acqua» indistinta, una sorta di brodo primordiale della persona. In nome del precetto categorico ammette la fecondazione artificiale, proprio perché porta vita e ottempera all’imperativo biblico del «crescete e moltiplicatevi». Nutre perplessità verso la fecondazione eterologa perché la considera «destabilizzante» nel contesto familiare, vuoi per una remota affinità con l’adulterio, vuoi perché insinua l’eventualità di inconsapevoli incesti. Ma ammette la possibilità di ricorrere a questo mezzo, in casi particolari: non c’è dunque una ragione di principio sovrastante tutte le altre. Ritiene proficuo usare gli embrioni eccedenti, per una ricerca medica volta a salvare vite.

Nel suo complesso, dunque, il «scelgo la vita!» dell’ebraismo ha connotati opposti a quelli del fronte per l’astensione. Eppure, questa resta la priorità: tanto ovvia quanto meditata da una lunga tradizione di pensiero. Fare di questo imperativo lo slogan di una campagna politica è allora tanto pretestuoso quanto approssimativo. La vita la scegliamo tutti, da che mondo è mondo.



Elena Loewenthal – LA STAMPA 18 MAGGIO 2005

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ