ROMA. Divieto di analisi genetica degli embrioni prima dell’impianto in utero e vincolo alla produzione e all’impianto di tre embrioni. Sono questi i due aspetti della legge 40 che il quesito numero due si propone di abrogare. Prima della legge, non c’erano limiti agli embrioni da creare e congelare in attesa di trasferirli ed era inoltre possibile selezionare gli embrioni e trasferire nell’utero solo quelli non portatori di malattie ereditarie molto gravi, come la sindrome di Down. Questo è uno degli aspetti più controversi della nuova legge. Infatti, grazie alle tecniche di diagnosi prenatale e pre-impianto il numero dei bambini nati sani in Italia è aumentato. Soprattutto al Sud dove una malattia ereditaria come la talassemia è molto diffusa. Ma il Parlamento ha però anche voluto evitare che nei centri per la riproduzione assistita continuasse ad aumentare il numero di embrioni congelati nell’azoto liquido. Attualmente, secondo i dati del ministero, ce ne sono almeno 27mila. All’Ospedale regionale per le microcitemie di Cagliari, Centro di riferimento Oms per la prevenzione, diagnosi e terapia delle anemie ereditarie, viene eseguita la diagnosi prenatale e pre-impianto per tutte le principali e diffuse malattie genetiche e soprattutto per la beta-talassemia. Alla diagnosi preimpianto ricorrono quelle coppie in cui entrambi i genitori sono portatori sani di beta-talassemia, il cui rischio di dare alla luce un figlio malato è molto alto. In Sardegna, il 13% della popolazione (250.000 persone) è portatore sano di talassemia contro il 5% dell’intera popolazione italiana. In ogni gravidanza, dall’unione di due portatori sani, c’è un rischio del 25% di generare un figlio malato, del 25% di generare un figlio normale e del 50% di generare un figlio portatore sano. Questo significa che ogni anno in Sardegna vengono eseguite circa 250-300 diagnosi prenatali, 60-70 donne porteranno avanti la gravidanza con feto normale, ed altre 120-140 con feti portatori sani che in età fertile avranno gli stessi rischi. Purtroppo 60-70 feti risultano malati e pressoché tutte le coppie con feto malato, su libera scelta, decidono di interrompere la gravidanza. Questo significa che in Sardegna ora nascono in media al massimo cinque bambini malati ogni anno contro i 120 del 1977, quando la diagnosi prenatale non esisteva. Proprio per evitare il rischio di un aborto, molte coppie a rischio si sottopongono ad un diverso tipo di diagnosi, quella cioè pre-impianto. Nel laboratorio si fecondano gli embrioni e si determina quale di essi è sano, in rapporto alle malattie a rischio come, per esempio, la sindrome di Down, la beta-talassemia o la fibrosi cistica. In questo modo i ricercatori sono riusciti da un lato a ridurre il numero degli aborti e dall’altro ad aumentare il numero dei bambini nati sani. In Italia, grazie all’analisi pre-impianto ne sono nati un centinaio. I ricercatori del centro cagliaritano, bocciano il divieto imposto dalla legge. «È assurdo – spiega Maria Cristina Rosatelli, docente di biologia molecolare all’Università di Cagliari – costringere una persona a ricevere nel suo utero un embrione potenzialmente malato e poi consentirle di abortire». Un altro degli aspetti più contestato della legge sulla fecondazione assistita è quello dell’obbligo di impiantare nell’utero tre embrioni fecondati e il divieto di conservare eventuali embrioni non utilizzati in apposite banche. «Non è possibile stabilire a priori quanti embrioni sia opportuno impiantare in una donna per avere una discreta possibilità che questi attecchiscano» ha detto Emilio Arisi ginecologo e direttore dell’unità operativa dell’ospedale di Trento. «Con la legge – ha spiegato ancora Arisi – siamo obbligati a impiantare in utero tre embrioni con il rischio che in alcuni casi non portino a nessuna gravidanza, oppure che diano luogo a gravidanze multiple. Ogni caso fa storia a sé e le donne hanno il diritto ad essere curate al meglio. Forse – ha concluso – sarebbe stato meglio abolirla del tutto questa legge, ma se questi quattro quesiti fossero approvati dagli elettori, avremmo certo messo delle pezze importanti».
EMANUELE PERUGINI – IL MATTINO 23 MAGGIO 2005

