PUBBLICITÀ
HomeVarie«DEVONO SMETTERLA DI PERSEGUITARE LE DONNE»Sabrina Ferilli: quattro sì ai referendum, ecco...

«DEVONO SMETTERLA
DI PERSEGUITARE
LE DONNE»
Sabrina Ferilli: quattro sì ai referendum, ecco perché

PUBBLICITÀ


ROMA. Avrebbe voluto registrare per la sua campagna a favore dei quattro referendum sulla fecondazione assistita «messaggi più forti, più aggressivi, più faziosi». Ma il Comitato referendario l’ha indotta alla prudenza, anche per non rischiare denunce penali, come le ha detto qualcuno con un po’ di benevola ironia.
È comunque difficile fermare la passionale Sabrina Ferilli, “sex symbol felice”, come ama definirsi, che ha prestato la sua popolarissima immagine per una serie di foto da pubblicare sui principali giornali e la sua voce per gli spot radiofonici. Vorrebbe andare anche in tv a sostenere le ragioni del Sì la Sabrina nazionale, «perché è da lì che puoi veramente farti capire anche dalle persone più semplici».
E intanto, sul set del film che sta finendo di girare, dove interpreta tre personaggi femminili in altrettanti episodi ambientati negli anni dell’ultima guerra mondiale (titolo provvisorio “Angela, Matilde, Lucia”), Sabrina fa propaganda con la troupe, con le comparse, con i fan che arrivano a chiederle l’autografo. Insomma, si è schierata senza riserve. Come è abituata a fare nella vita, nel lavoro e perfino allo stadio.




Perché ha deciso di impegnarsi in questa campagna?


«Mi sento chiamata in causa come essere umano e in particolare come donna. Mi sembra intollerabile che questa maggioranza politica abbia deciso come e quando si possa fare un figlio, o magari impedire di farlo. Quei signori possono fare le leggi che vogliono, ma poi sarò io, Sabrina, che come migliaia di altre italiane di qualsiasi età, dovrei farmi impiantare per forza tre embrioni, non uno di più e non uno di meno. Sono io che potrei ritrovarmi tre gemelli, se gli embrioni dovessero attecchire tutti. O che rischierei di concepire un bambino malato, visto che la legge mi obbliga a mettermi nella pancia anche un embrione con alterazioni gravi, salvo poi, paradossalmente, darmi il permesso di abortire. Questa è una cosa barbara, che nessuna persona che abbia rispetto di sé può accettare».

PUBBLICITÀ




Intanto la Chiesa sta predicando l’astensione, con lo scopo di far fallire i referendum. Che cosa ne pensa?


«Ho apprezzato la Chiesa e il papa che è appena scomparso per le sue battaglie contro la fame, le guerre, le ingiustizie sociali. Ma la Chiesa non può avere la pretesa di entrare nei drammi e nei dolori privati, non ha il diritto di imporre a un paese intero le sue regole. Non succede in nessun’altra nazione, perché deve toccare proprio all’Italia?».




Secondo i cattolici mettere in discussione questa legge vorrebbe dire addirittura compromettere l’avvenire dell’umanità.


«Io non sono certo un’esperta, ma ho capito bene una cosa: che il progresso, quello buono, con la “P” maiuscola, che aiuta la gente a vivere meglio, ha dato alle donne questa possibilità in più di avere un figlio, e soprattutto di averlo sano. Perché dovrei affidarmi alla Chiesa e a questo governo che vogliono togliermela invece che alla scienza?».




Crede che siano molte le donne che la pensano come lei?


«Sì, e non solo a sinistra, per fortuna. La pensa così anche la ministra Prestigiacomo, una donna coscienziosa. Ho visto che anche Veronica Lario, con grande senso di responsabilità, ha raccontato di aver abortito anni fa un feto malato di sei mesi, proprio per far capire che drammi potevano capitare alle donne e come è inaccettabile averle ricacciate indietro».




Insomma, lei vorrebbe cancellare completamente la legge 40?

«Vorrei abrogare le cose più intollerabili, ma qualche regola è giusto che ci sia. Va bene proibire la provetta alle mamme-nonne. E non sono favorevole a quel mercato che è l’utero in affitto. Ma per il resto devono smetterla di perseguitare le donne, devono lasciarci libere di scegliere».




Lei Sabrina è sposata da due anni e il suo sembra un matrimonio felice. Un po’ di tempo fa ha detto che avere un figlio è il suo più grande desiderio. Se fosse necessario farebbe la fecondazione assistita?


«Certo che la farei. Per ora sto tentando in modo naturale, ma se ci saranno difficoltà mi rivolgerò a un buon medico. Essendo una donna alla vigilia dei quarant’anni non ho intenzione di perdere troppo tempo. Ormai abbiamo imparato che l’orologio biologico non sta lì ad aspettare».



In Italia le donne famose preferiscono non raccontare queste cose. Non avrebbe nessun imbarazzo a farlo?


«Neanche per sogno. Dando la vita a un nuovo essere umano non commetterei un reato né un peccato, ma farei una cosa bellissima, e proprio i cattolici, così attenti a difendere la vita, dovrebbero capirlo più degli altri. Qui si parla di un figlio, non di un essere artificiale. Non vedo che cosa avrebbe di diverso dagli altri bambini se l’ovulo della mamma e lo spermatozoo del papà si fossero incontrati in provetta».



Farebbe anche la fecondazione eterologa, con un seme diverso da quello di suo marito?


«Personalmente non me la sentirei. Ma a chi invece vuole provarci bisogna dare i migliori medici, le migliori strutture. Questi viaggi verso le cliniche estere a cui sono costrette tante coppie discriminano in modo intollerabile chi è abbiente e chi non lo è. Sono una vergogna per il nostro paese».



Lei è credente?


«Sono laica, ma non atea. Ho imparato dai miei genitori di sinistra la tolleranza e la solidarietà. Mi piacerebbe che anche la Chiesa praticasse queste virtù».




Crede che avere figli sia fondamentale per una donna?


«Non è detto che lo sia per tutte. Per me sarebbe importante, l’istinto materno è qualcosa che mi appartiene. E non penso sia per caso se mi chiedono quasi sempre di interpretare ruoli di madre. Credo sia perché, nell’immaginario della gente, rappresento la donna comune, con tutto il valore che ha questo termine. E la donna della vita di tutti i giorni è vista anche come madre».




Che cosa farà da qui al 12 giugno?


«Cercherò tutte le occasioni possibili per dire alle donne che devono svegliarsi, fare propaganda e poi andare a votare quattro volte Sì. Non dobbiamo lasciarci mettere sempre i piedi addosso, accettare la parte di eterne colpevoli. Ma questi referendum non riguardano solo le donne, anche gli uomini desiderano diventare padri. E poi ci sono i malati, che aspettano nuove cure dalla ricerca scientifica. Bisogna fare fronte comune, per cancellare norme che feriscono la libertà di tutti».





da L’Espresso 5 maggio 2005

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ