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Il questore chiude i bar di Casale e Parete
Dopo la follia di domenica

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Casal di Principe. Il rischio è l’escalation di violenza. In un agro aversano in cui basta una miccia per riacutizzare vecchi rancori, soprattutto tra i due schieramenti camorristici storici, dei bidognettiani e degli affiliati al clan Schiavone. Così le forze dell’ordine hanno deciso di andarci duro. Ieri il questore di Caserta, Vincenzo Roca, ha firmato due decreti di «sospensione dell’attività commerciale per ragioni di ordine pubblico». Resterà chiuso per 30 giorni il bar «Penelope» a Parete, dove un gruppo di picchiatori avrebbe vendicato il pestaggio di uno dei figli di Francesco Schiavone-Sandokan, e ferito con un colpo di pistola un incolpevole avventore. E resterà ugualmente chiuso il bar Lombardi a piazza Matteotti a Casale, dove una spedizione punitiva proveniente da Parete avrebbe consumato la vendetta, incendiando il locale e sparando due colpi di lupara contro il bancone. Tutto avrebbe avuto inizio, durante una festa privata a Parete, da un complimento pesante rivolto ad una ragazza ad opera di uno dei figli di Sandokan. Poi il pestaggio dello stesso per mano di un gruppetto di teste calde di Parete, l’agguato al bar Penelope per ritorsione, la contro ritorsione a Casal di Principe. Proprio il blitz in via Matteotti a Casale, a poca distanza dal Municipio, avrebbe assunto i connotati di una vera e propria sfida. Ad agire due persone a bordo di una moto, con tanica di benzina e fucile caricato a pallettoni. Probabilmente un paio di auto con altre persone a bordo a fare da supporto. I due hanno sparato contro il bancone del bar in cui erano soliti ritrovarsi gli autori della ritorsione a Parete. C’era solo un’inserviente ucraina a quell’ora. Infine le fiamme appiccate ad un gazebo esterno e propagatesi all’interno. Ma a parte i danni, a parte il ferimento dell’avventore di Parete, Carlo Bocchetti, (le cui condizioni per fortuna sono migliorate) resta la tracotanza di chi pensa di potersi far giustizia da solo in un territorio in cui la forza risolverebbe tutto. Insomma un comportamento camorristico nel senso pieno del termine, ossia del tutto indifferente, se non insofferente, nei confronti della legge e della legalità. Per questo la risposta delle forze dell’ordine non si è fatta attendere, sul fronte delle indagini e su quello della repressione. Oltre alla chiusura dei due locali pubblici centinaia di poliziotti e carabinieri hanno effettuato perquisizioni notturne tra Parete e Casal di Principe. E ne faranno ancora nei prossimi giorni, nell’ambito di un dispositivo che include anche posti di blocco fissi e volanti lungo le strade. Le indagini, affidate alla Squadra Mobile di Caserta e al Reparto operativo dei carabinieri, mirano invece a risalire ai nomi degli autori dei due blitz. Un compito non facile vista l’omertà diffusa, anche tra le vittime di pestaggi e ritorsioni. Dopo l’incendio al bar di Casal di Principe, giusto per fare un esempio, c’era chi tentava di accreditare l’ipotesi di un macchinetta del caffè che avrebbe preso fuoco: alle 23,00, con il bar chiuso e privo di avventori. Infine, tra i tanti, un rischio sempre in agguato nell’agro aversano: la guerra di camorra, ora sopita per ragioni di convenienza reciproca, per i numerosi arresti e per le dichiarazioni dei pentiti, potrebbe riesplodere se la serie di vendette e ritorsioni tra piccoli malviventi in carriera non dovessero cessare. Allora lo scenario di violenza non riguarderebbe solo Parete e Casal di Principe ma potrebbe estendersi su uno scenario ben più vasto, tra Aversa e il litorale domiziano.



CLAUDIO COLUZZI



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Baby camorristi crescono: Basta solo una parola e spuntano i coltelli



Casal di Principe. Baby camorristi crescono, all’ombra del clan e della cocaina. L’incredibile spirale di violenza in cui l’Agro aversano è stato risucchiato domenica scorsa è la punta d’iceberg di un fenomeno deviante esteso tra giovani e giovanissimi. Il branco ha colpito in almeno tre fasi, dando sfogo a una battaglia a colpi di mazze e pistole soprattutto in due paesi, Parete e Casal di Principe. Nel pomeriggio una decina di colpi di pistola per vendicare l’affronto che sarebbe stato fatto al figlio del boss Francesco Schiavone Sandokan. Gli uomini del clan dei Casalesi hanno fatto irruzione nel bar Penelope di Parete, spaccando tutto e sparando all’impazzata. Un proiettile ha colpito alla pancia un ignaro avventore, Carlo Bocchetti, le cui condizioni sono però migliorate. Poi in tarda serata, intorno alle 23, un nuovo raid è stato messo a segno a Casal di Principe stavolta, contro il bar in cui si ritrovano i rampolli della famiglia Schiavone, il bar Lombardi in via Matteotti. Bruciato e con due colpi di fucile esplosi all’interno. Era giorno di chiusura e all’interno c’era solo la giovane extracomunitaria intenta alle pulizie. Una contro-vendetta del gruppo di Parete? Difficile ipotizzare una spedizione partita direttamente da Parete, dove i giovani erano ammutoliti e preoccupati dopo l’incursione al bar Penelope. Ma è questa la pista privilegiata dalla polizia. Sempre a Casal di Principe e sempre nella stessa notte, c’è stato spazio e tempo anche per un altro episodio inquietante di violenza, non collegato alle vendette trasversali. Poco prima della mezzanotte una rissa è scoppiata nella villa comunale della città e a un certo punto un giovane di 23 anni, Raffaele Iavarazzo di Villa Literno, ha estratto un coltello e ha pugnalato altri due giovani del posto per futili motivi. Ma non contento, quando si è dato alla fuga a bordo della sua Opel Calibra ha investito altre tre persone, tirando dritto. Tutte le persone coinvolte hanno prognosi che vanno dai 5 ai 14 giorni, mentre uno degli investiti si è rotto una spalla e ne avrà per un mese. Il conducente però è riuscito a scappare e ieri mattina si è presentato alla stazione dei carabinieri di Trentola Ducenta: «Ho investito una persona a Casal di Principe», si è limitato a dichiarare, ma i militari hanno subito notato che i suoi pantaloni erano sporchi di sangue, così, dopo rapide verifiche, lo hanno accusato anche degli accoltellamenti, arrestandolo. Nella sua auto è stato ritrovato un temperino, forse usato per ferire. Le indagini sono rese più difficili dalla mancata collaborazione da parte delle vittime, che preferiscono l’omertà alle possibili rappresaglie dei camorristi in erba, che sniffano coca e poi si danno alla violenza. E di risse in piazza a Parete si assiste quasi sistematicamente nel fine settimana: decine di giovani si affrontano soprattutto in piazza Berlinguer, tanto che è nato in città un comitato spontaneo di cittadini, che chiede al sindaco e alle istituzioni di riportare la sicurezza nel cuore del paese e di adottare contromisure adeguate alla dilagante violenza giovanile.


IL MATTINO ED. CASERTA 31 MAGGIO 2005

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