NAPOLI. Il fascino discreto della Borghesia era un film di Buñuel, il geniale regista spagnolo. E’ vero. La Borghesia metronapoletana, di periferia o cafona che si dir voglia, è il Nuovo che avanza. Appena ieri era berlusconiana convinta, oggi, invece, strizza l’occhio agli uomini di quell’arcipelago politico chiamato Unione, Fed o post-Ulivo. Un ceto sociale d’arricchiti, nuovi o di seconda generazione. Dal boom economico anni 60 ad oggi si è formato un ceto medio alto, bacino d’utenza del voltagabbanismo militante. Arrogante, maleducata, egoista, vanitosa, spocchiosa, anarcocapitalista. Sono i NeoCafoni. Quelli che d’estate vorrebbero andare a Porto Rotondo da Briatore, o sognano di esserci. Quelli che hanno supermarket, discount, poliambulatori medici convenzionati o pseudo centri di formazione,cognati, zii, o cugini in politica, la barca a Formia, le ferie , quelle, ovviamente, fuori stagione,a Sharm el Sheik. Quelli sempre abbronzati, che “ se fossi un operaio mi vergognerei d’avere bisogno del Sindacato”, salvo poi iscriversi alla massoneria di serie C, quella dell’affarismo complice tra malapolitica e malavita . Non si sa mai. Quelli che “ Non do soldi all’Unicef perché non so dove vanno” e poi comprano i film porno su Internet a 100 euro a botta. Il NeoCafone è fatto così. I soldi gli danno un senso d’onnipotenza. Li ha fatti i soldi. Quindi è migliore. Un filosofo americano diceva: “Nulla da’ più la sensazione d’essere intelligenti, che possedere grandi somme di denaro”. Il rapporto denaro-intelligenza è il binomio sacro dei NeoCafoni di Casa Nostra. Il NeoCafone della periferia metronapoletana è eccessivo. L’auto esagerata, la casa esagerata, la donna esagerata. La vita esagerata. La coca per reggere, il matrimonio per fare il figlio maschio. Il NeoCafone ha una filosofia semplice: quello che non m’interessa, non conta. Fuori gli extracomunitari dalle nostre città, dopo aver lavorato di giorno, in nero, nell’azienda. Perché la povertà è sinonimo d’incapacità. Il NeoCafone nostrano si sente di serie A. E vuole la Serie B. Ama l’arroganza e la prepotenza. La Furbizia è ammessa. E’ al governo, quindi è istituzionale. Il NeoCafone ha il culto della personalità. Si modella nelle palestre, liposuzioni, massaggi, saune, lampade, rughe, creme. Tanti Costantini Perché, al contrario di ciò che predicava Platone, è importante “ apparire, non essere”….
Qualcuno dice il contrario, ma scambia “Essere” con “Esserci”, sinonimo di apparire. Il NeoCafone di Casa Nostra peggiore è l’arricchito. Peggio se figlio d’arricchiti. Sono le piaghe sociali delle piccole aziende. Fratelli, figli, in cerca di esserci e che emulano i padri senza averne le capacità. Tanti Piersilvio o Luca Cordero di Montezemolo fratto due. Quelli che soffocano i bravi, che fanno danni, che chiudono le aziende. I problemi sociali non li tangono. Si domandano inorriditi come mai dei disagi sociali, dei centri sociali, di chi è diventato povero grazie all’euro, di chi a stento arriva a fine mese con meno di mille euro di stipendio. Ciò che è sociale è orrido perche da condividere. La Borghesia nostrana è intimamente qualunquista. Lo è sempre stata. Ha sempre investito in politica. Ma non ha mai avuto né la capacità, né l’intelligenza di darsi una classe dirigente seria e onesta. Dal Re a Mussolini, dalla Napoli da Bere ai camorristi della Piovra spa dei “cumparielli” di Secondigliano e dintorni. La Borghesia nostrana ha sempre avuto bisogno di un Balcone, di un Omone, di un Coglione, uno solo, ma grande. Più grande che di più non si può. Crede in Dio e va a messa. Difende i valori Cristiani, ma divorzia di più degli atei. Perché Dio è utile, ma non indispensabile. Come un klinex. Quando serve c’è ed è bello far vedere che ci si crede. Va a messa in Armani.
Il NeoCafone è qualunquista (ieri forzista o alleanzino oggi margheritino o pro-Bassolino) perché la maggior parte degli Italiani, in fondo, sono intimamente qualunquisti. Furbi, opportunisti.
Al NeoCafone la legge va stretta e vuole lo Stato più snello. Cioè più anarchia per fare anche l’illegale. E se non si può, chiede a squarciagola una legge che legalizza l’illegalità. Il qualunquismo è nella Borghesia Cafona di Casa Nostra perché la Borghesia Italiana è sciocca ed impreparata al futuro. Da Giulio Cesare a Macchiavelli, da Mussolini a Craxi, da Berlusconi a Bossi, a Prodi c’è un comune denominatore. L’idea di un solo uomo che semplifichi l’idea di Stato, che applichi la legge del Bar, quella che tutti capiscono. Subito, magari con un po’ di prepotenza. Decisionista, sbrigativista, svelto. Perché la velocità è intelligenza e progresso. Il resto è letame. Il NeoCafone non sopporta i diversi. Gli extracomunitari, i gay, le razze strane, negri, asiatici. Non sopporta le idee politiche diverse dalle sue. Ciò che è diverso è sbagliato. Il metro l’ha lui. Il NeoCafone stravede per per Fini o per Rutelli, per coloro che non dicono niente, ma lo dicono bene.
Fini e Rutelli sono come la patata. Come la cuoci è sempre buona. Uomini di buon senso. Parlano sempre sotto i 20 decibel. Icone di look, d’arroganza del potere, di kitch. Il Neocafone svuota il portacenere al semaforo, suona alla vettura ferma per far passare sulle strisce la vecchietta, ha lo stereo da burino, svuota gli scarichi dell’azienda di notte nel fosso vicino casa perché.
Il 90% dei problemi in Italia “è colpa dei Sindacati”. Il NeoCafone sorpassa in autostrada a Destra perché ha fretta. Ma lo fa con il gusto di quello che pensa “ manica di imbranati!”. Non fa la fila, fa il cono. Se può supera. Va a Cuba per scopare. Castro è un torturatore. A Guantanamo invece fanno le ferie. La Borghesia Neocafona è l’icona del Nuovo che avanza in vista delle politiche della primavera del 2006. Toqueville o Kant sono i neocafoni nostrani, cantanti di hip-hop.. Ma che importa… L’importante, invece, è stare sempre dalla parte chi vincerà.
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