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PRIMA RATA ICI
ENTRO IL 30 GIUGNO
L’analisi. La settimana economica sotto la lente

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I temi economici hanno riscaldato anche la settimana appena trascorsa e quella che inizia non si prospetta meno calda, a partire proprio dalla scadenza del 30 giugno relativa al versamento della prima rata Ici per l’anno in corso, mentre per chi non ha pagato l’Irpef entro il 20 giugno è scattata la maggiorazione del 4 per mille, vale a dire 4 euro in più per ogni 1.000 euro di debito fiscale. Mentre in Italia si cercano spiegazioni alla crescita dell’occupazione combinata alla diminuzione del pil – molti parlano di un effetto derivante dalla regolarizzazione degli immigrati e di una parte del lavoro nero e quindi di un aumento solo fittizio dell’occupazione – è scattata nel mondo la febbre dell’oro: il petrolio, l’oro nero, supera la soglia dei 60 euro al barile e l’oro giallo si avvicina al record dei 500 dollari l’oncia. Pare, ormai, già tutto scritto: il petrolio salirà alle stelle mentre l’oro giallo si raffredderà. L’impiego di petrolio da parte dei nuovi paesi industrializzati, con la Cina in testa, sta assorbendo gran parte della produzione mondiale e gli impianti di raffinazione non c’è la fanno a produrre di più. Intanto rincarano tutte le fonti di energia. Secondo calcoli del Sole 24-Ore per una percorrenza media di 15.000 km all’anno la benzina ha fatto salire la spesa degli automobilisti di 79,63 euro per chi guida una Citroen c3 1.1 Elegance e di 144,66 euro per chi guida una Lancia Thesis 2.4 20v Executive. Gli aumenti sono stati, invece, ancora più alti per chi guida auto diesel e vanno dai 138,23 euro per chi guida una Fiat punto 1.3 Mj 16v 5p Dynamic ai 211,96 euro per chi guida una Bmw serie 5 530d Attiva. Intanto il governo cerca di frenare i rincari dell’elettricità attraverso la cartolarizzazione degli oneri accessori – che in pratica significa indebitarsi oggi trasferendo in avanti nel tempo il pagamento di quegli oneri – mentre non ha ancora preso provvedimenti sul gas che è previsto aumentare del 4% entro la fine del mese. Sul fronte europeo, mentre Berlusconi ha ribadito l’impossibilità e la non convenzienza a lasciare l’euro bocciando categoricamente la Lega, proseguono a ritmo serrato le trattative per mitigare l’azione della Commizzione Ue nei confronti dello sforamento del deficit dell’Italia. Sul fronte dei conti pubblici, il governo, in vista del Dpef, sta studiando una stretta per le pensioni di invalidità che secondo l’Inps sono cresciute oltre ogni misura nel corso del 2003 e del 2004 con la Campania a fare da battistrada. Sul fronte congiunturale, l’Istat ha diffuso i dati relativi al peggioramento del deficit della bilancia dei pagamenti di aprile e il calo record delle vendite al dettaglio sempre nel mese di aprile, mentre l’Isae ha rilevato un nuovo calo della fiducia delle famiglie italiane nella situazione economica attuale e in quella futura. E’ interessante, infine, segnalare l’azione intrapresa dall’Autorità per le comunicazioni decisa a tagliare con provvedimento d’urgenza le tariffe, molto elevate, per chiamate da fisso a mobile che si compongono della voce retention (incassata dall’operatore fisso) e della voce terminazione (incassata dal gestore mobile). Non c’è da rallegrarsi, dunque, l’economia soffre e non per fattori o cause puramente congiunturali, ma per effetti decisamente strutturali connessi alla globalizzazione e quindi al tema della competitività. Basta vedere cosa sta succedendo nel settore delle scarpe o anche in quello della frutta. La produzione interna è notevole e di qualità, ma è abbondante e si scontra con enormi quantitativi di esportazioni cinesi e non solo. Le nostre fabbriche di scarpe e i nostri agricoltori stanno tutti per saltare. Va bene poter comprare scarpe o frutta a prezzi più bassi, ma non va bene distruggere così violentemente interi settori produttivi che già sopravvivevano a stento alle tante problematiche interne, prima fra tutte la criminalità. Eppure, né l’Europa né il governo hanno fatto nulla di veramente significativo per fronteggiare una situazione economica con tanto disagio sogiale. Se non vogliamo impedire alle merci cinesi in regola di entrare nei mercatri europei allora dobbiamo prevedere appositi programmi di riqualificazione e di riorientamento per gli imprenditori nostrani e i loro dipendenti.

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