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Ucciso senza scorta, il pm apre l’inchiesta

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CASAL DI PRINCIPE. L’inchiesta su mandanti ed esecutori dell’omicidio è giunta al capolinea, con l’archiviazione del procedimento. Muove invece i primi passi l’indagine che dovrà valutare eventuali responsabilità penali da parte degli organi preposti a valutare le misure di protezione per Federico Del Prete, il sindacalista di Frattamaggiore ucciso a Casal di Principe il 18 febbraio 2002, alla vigilia di un processo per racket istruito grazie alla sua denuncia. Il pm del pool anticamorra Raffaele Cantone ha aperto un fascicolo. Al momento si procede contro ignoti. Era stato il giudice Tullio Morello, nel decreto di archiviazione firmato nei giorni scorsi con riferimento alla posizione dei tre presunti autori del delitto, a sollecitare accertamenti sui passaggi che avevano portato ad assegnare a Del Prete una forma di tutela, la vigilanza radiocollegata, rivelatasi drammaticamente inefficace. Del Prete, ha evidenziato il gip nel suo provvedimento, svolgeva una «attività meritoria ma pericolosissima»: denunciava periodicamente le illegalità commesse ai danni dei commercianti dei mercatini. Lo faceva nella qualità di presidente locale e vicepresidente nazionale del Sindacato autonomo ambulanti, rivolgendosi alle autorità e anche, come nel caso dell’ultima estorsione, «collaborando attivamente con la polizia giudiziaria per consentire intercettazioni ambientali nel suo ufficio». Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di Caserta aveva assegnato a Del Prete la vigilanza radiocollegata un mese prima dell’omicidio, il 19 gennaio 2002. Pochi giorni dopo, il 3 febbraio, l’auto del sindacalista era stata incendiata. La sera del 18 febbraio, nella sede del sindacato a Casal di Principe, l’omicidio. Una vendetta della camorra, secondo gli inquirenti. Ma le indagini, e le ricostruzioni dei pentiti, non hanno sin qui consentito di individuare esecutori ed ideatori dell’azione criminosa. Resta il nodo della scorta. Dopo il rogo della vettura, rimarca il giudice, «nessuna autorità si attivava per rafforzare la misura di protezione che i fatti avevano abbondantemente e quasi immediatamente dimostrato insufficiente». La procura ora dovrà verificare se siano configurabili responsabilità penali nella macchina preposta all’adozione delle misure di protezione per i soggetti ritenuti a rischio. L’ipotesi di partenza potrebbe essere quella di omissione in atti d’ufficio. Ma è una prospettazione tutta da verificare anche perché a Del Prete una forma di protezione, anche se rivelatasi inadeguata, era stata comunque assegnata. Sarà riletta tutta la documentazione, dalla fase istruttoria al momento della decisione. Il pm esaminerà poi anche le modalità di concreta esecuzione della vigilanza. La delicatezza dell’indagine e la complessità dell’intera vicenda impongono cautela prima di trarre conclusioni sul ruolo rivestito dai singoli funzionari sui quali, va chiarito, ogni valutazione spetta innanzitutto alla magistratura. Il pm Cantone potrebbe anche acquisire gli atti dell’inchiesta condotta dalla procura di Bologna dopo l’assassinio del giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle Brigate Rosse (un mese dopo Del Prete) senza che gli fosse stata assegnata la scorta da lui più volte richiesta anche alla luce di alcuni allarmi provenienti dal servizi di sicurezza. Quell’indagine si è chiusa con l’archiviazione di tutte le accuse ritenendo che non fossero ravvisabili reati a carico dei funzionari. Dopo l’omicidio il governo ha però deciso di affidare a una struttura centralizzata, l’Ucis, la decisione sulle misure di tutela da adottare nei singoli casi.





DARIO DEL PORTO- IL MATTINO 17 LUGLIO 2005

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