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Aversa, «Chi ammazzò mio figlio doveva pagare»

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Aversa. Occhio per occhio, morte per morte, dolore per dolore. La legge del taglione ha rivendicato la sua vendetta dopo quattro anni di tormento, in bilico tra rassegnazione e voglia di giustizia fai-da-te. Alla fine ha vinto l’istinto e non la ragione. Chi ha ucciso Felice Gravino e il figlio Francesco l’altra sera ad Aversa è un uomo accecato dall’ira e dal lutto. La notte scorsa è stato fermato dagli agenti del commissariato di Aversa. Francesco Marino, 52 anni, si è presentato con il suo avvocato negli uffici di via San Lorenzo in piena notte, dopo ore passate a vagare su uno scooter rapinato a un ragazzo subito dopo aver ucciso nelle case popolari di via Del Popolo. Marino è un vicino di casa della famiglia Gravino, abita a pochi metri, nelle stesse palazzine, ma al civico 11: ha sparato con la stessa pistola, una Beretta calibro 9×21, che ammazzò per sbaglio suo figlio Roberto, nel settembre 2001, strappato alla vita ad appena 23 anni. E in questa morte c’è anche il movente della duplice esecuzione dei Gravino. Perché a colpire Roberto Marino fu un suo amico, proprio Francesco Gravino, diventato ora anch’egli una vittima. I due compagni prestavano servizio come guardie giurate nel Comune di Portoferraio, sull’isola d’Elba. Sul finire di settembre del 2001, Francesco stava maneggiando incautamente la pistola di Roberto, quando accidentalmente partì un colpo che stroncò l’amico. Un incidente, una tragica fatalità e una condanna per omicidio colposo, come ha poi stabilito il tribunale. Ma a papà Francesco Marino non è bastato. Lui non riusciva a sopportare di dover vedere tutti i giorni, proprio sotto casa, il responsabile della morte di suo figlio. Il suo rancore è covato sotto la cenere della quotidianità per anni, fino a esplodere senza alcun preavviso. Mai una lite precedente segnalata alle forze dell’ordine. Proprio ieri mattina, Francesco Marino (che ha altri quattro figli) avrebbe dovuto raggiungere Portoferraio, per prestare servizio come bidello al liceo «Foresi». Sarebbe stato il suo primo giorno da dipendente di ruolo, non più precario. Un traguardo che il 52enne si è voluto negare. Così ha meditato la sua vendetta. La ricostruzione della dinamica del duplice delitto si basa sulla confessione dello stesso autore, che ha raccontato tutto fino alle 4 del mattino al vicedirigente Ettore Cecere, e al pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere Rita Di Salvo, che lo ha interrogato ad Aversa, disponendo il fermo dell’uomo, ora rinchiuso nel carcere sammaritano. Marino ha visto padre e figlio in garage, appena tornati dal lavoro e qualcosa è scattato nella sua mente. È salito nella sua abitazione, ha preso la pistola di suo figlio morto (regolarmente detenuta, acquisita per eredità) ed è tornato in garage. Ha trovato ancora lì i Gravino e li ha colpiti a morte. Poi la fuga per le vie della città. Per lui non c’era scampo. I poliziotti sin dal primo momento erano sulle sue tracce, alla fine ha deciso di costituirsi e ha consegnato anche la pistola usata come arma dei delitti. Al suo fianco, ad assisterlo, c’era l’avvocato Ferdinando Trasacco, lo stesso penalista che ha seguito il processo per la morte di suo figlio costituendosi parte civile.

2/09/2005
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IL QUARTIERE
Un massacro nel degrado delle palazzine

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YYLORENZO IULIANOZZ Aversa. Quei casermoni di frontiera, identificati solo da una lettera dell’alfabeto, segnano il vero confine della città, non solo geografico, ma anche dell’anima. Tutti li chiamano «le palazzine», piuttosto sono una città nella città, un susseguirsi di stradine e di cemento, un rincorrersi di desolazione, dove i rancori possono essere placati in tragedia, come accaduto con il duplice omicidio dei Gravino. In questo quadrilatero relegato al confine con Teverola, gli indici della densità di popolazione sono spaventosi e da soli danno il senso del disagio. Secondo i dati forniti dall’ufficio statistica del Comune di Aversa, sono 5698 i residenti nei rioni popolari, distribuiti su sette strade: si parte da via Del Popolo, teatro dei delitti, si passa su piazza Giovanni XXIII e ancora piazza Della Concordia, viale Europa, via Papa Luciani, via Saporito, via Madre Teresa di Calcutta. È un record nel record: il quartiere più abitato della città, che già è ai primi posti in Campania per densità di popolazione, con 6400 abitanti per chilometro quadrato. Unracasas, Inacasa, Gescal, Iacp, sono le sigle di enti e progetti di edilizia popolare, partiti sin dagli anni Cinquanta. Il rione Gescal, quello che comprende anche via Del Popolo, risale agli anni Ottanta. «Ma con l’avvio dei Piani d’insediamento produttivo e del Piano di recupero urbano, l’area sarà riqualificata completamente: va via la fiera settimanale e arrivano le imprese», annuncia l’assessore all’urbanistica Mario Tozzi. Una nuova chiesa, un centro commerciale, un centro benessere, un asilo nido e la cittadella degli artigiani: ecco il volto futuro delle case popolari nei programmi dell’amministrazione della Cdl. Ma il segretario di Rifondazione, Gabriele Vedova, ammonisce: «Partiamo dal garantire i servizi essenziali, qui manca anche l’illuminazione pubblica». lo.iu.




IL MATTINO 02 SETTEMBRE 2005

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