Torna in carcere il ‘fedelissimo’ di Mariano Riccio, ras degli Scissionisti era fuori per rischio contagio

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A sinistra Belgiorno a destra Mariano Riccio

Torna in carcere il ‘fedelissimo’ di Mariano Riccio, ras degli Scissionisti liberato per l’emergenza covid. Giosuè Belgiorno era stato scarcerato lo scorso 12 aprile a cause delle sue precarie condizioni di salute che lo rendevano incompatibile alla vita dietro le sbarre. Questa mattina però è tornato nel carcere di Secondigliano.

L’ALA MARANESE DEGLI SCISSIONISTI

I carabinieri della tenenza di Arzano hanno notificato a Belgiorno il provvedimento della Procura generale della Corte di Appello di Napoli. Disposta la reclusione per quasi due anni, residuo di pena per il reato di associazione per delinquere aggravata dalla matrice camorristica. Belgiorno ‘o piccolino è considerato esponente di punta dell’ala maranese del clan Amato – Pagano, fazione Mariano Riccio. La pena sarà adesso seguita dalla misura di sicurezza della libertà vigilata

L’OMICIDIO D’ANDO’

Belgiorno è considerato uno degli autori dell’omicidio di Antonino D’Andò, uomo di punta degli Amato-Pagano ucciso per ordine di Riccio all’epoca dello scontro fratricida in seno agli Scissionisti. A raccontare alcuni mesi cosa accadde quel giorno è stato Michele Caiazza nipote dello stesso D’Andò. “Il giorno della scomparsa di mio zio sono andato a colloquio in carcere da mio padre. Poi sono andato a Melito ci siamo incontrati con Mariano. Ad un certo punto Mariano mi disse di uscire fuori con lui e ci avviammo lungo la campagna. Mariano mi disse che già dalla mattina voleva parlarmi ma non era stato possibile perché io ero al colloquio in carcere con mio padre”.

Caiazza ha inoltre raccontato: “Mariano precisò che voleva parlare con me prima dei fatti che erano successi perché noi Caiazza eravamo la sua famiglia, a quel punto mi disse che mio zio era morto. Mariano mi disse di fissare un appuntamento ad Aversa con mio fratello Antonio. Effettivamente il giorno dopo andai a prendere Mariano al garage e andammo ad Aversa da mio fratello che era latitante.Giunti a casa Mariano disse di aver fatto uccidere D ‘Andò perché quest’ultimo si era appropriato di soldi della famiglia precisando che di questa questione ne aveva parlato con zio Mimì che era latitante, con Enzuccio Scescè probabilmente utilizzando il figlio Cesare come ambasciatore, nonché con Carmine Amato ma nessuno gli aveva dato soddisfazione perché nessuno di loro lo voleva morto perché era bravo nel suo lavoro”.