Arzano. Neomelodici alla festa di Capodanno della camorra, fuga e colpi di pistola

Cantanti neomelodici alla festa della Camorra in via Colombo: arrivano i carabinieri e scappano coperti dalla folla. Colpi di pistola in piazza Cimmino. Nessun rispetto dell’ordinanza di divieto del comune contro i botti. I bossoli recuperati e repertati dagli investigatori. Dopo il mega albero di Natale abusivo, il clan della 167 ha organizzato un concerto di fine anno chiamando al loro capezzale due conosciuti cantanti neomelodici con tanto di montaggio di palco, casse e la folla del rione ad applaudire con le prime file occupate dai parenti degli affilati. Musica ad alto volume e rispetto delle regole zero in un paese dove anche la normalità pare sia diventata un optional. Guest star della serata almeno due cantanti neomelodici in via d’identificazione anche se da alcuni video apparsi sui sociali, appare evidente risalire ai due uno dei quali, prima di salire sul palco, pare abbia anche baciato uno dei presunti boss.

Finale di concerto col cavallo di battaglia, “Ma che ne sann” o “ Guagliun e miez a via”, brani alcuni dei quali inseriti in alcune colonne sonore del film di Matteo Garrone “Gomorra”, tratto dal libro di Roberto Saviano. Canzoni dai forti significati malavitosi, e il saluto con la folle che applaude. Non è la prima volta che durante una festa di quartiere il cantante di turno manda un saluto ai detenuti mafiosi. Secondo gli inquirenti è anche attraverso queste iniziative che i mafiosi del clan della 167, con a capo il latitante Giuseppe Monfregolo, conquistano e mantengono il consenso sociale e ostentano la propria forza. Quanto più è sfarzosa la realizzazione dei festeggiamenti tanto più la consorteria può vantare ascendente e controllo del territorio. Un’attività di prevenzione che ha determinato anche il sequestro di ingenti quantitativi di fuochi d’artificio illegali e tenere così sotto controllo il territorio esente da incidenti e feriti. Ad Arzano si vive un clima surreale, dove chi non si ribella ai clan, ne parla soltanto senza però fornire elementi agli inquirenti per poter intervenire. Situazioni quasi subite con normalità e con normalità vissute fino addirittura in un recente passato, da rappresentare ostacolo per gli inquirenti e magistratura.

di Bruno Giansante (Il Roma)