La carenza strutturale di lavoro nella società postmoderna può produrre risvolti decisamente distopici. Uno spaccato paradossale e drammatico è emerso a Caivano, dove perfino il reclutamento dei pusher avveniva attraverso logiche clientelari. In un caso, un indagato ha raccomandato l’assunzione del cognato nella piazza di spaccio di via De Cesare; in un altro, lo stesso uomo si è autocandidato al reparto vendite chiedendo un posto al capo piazza Biagio D’Angelo in nome dell’amicizia.
I retroscena sono emersi nell’ultima inchiesta della Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, che all’alba di lunedì scorso ha portato all’esecuzione di 34 arresti da parte dei carabinieri. Il funzionamento della piazza è stato ricostruito grazie a intercettazioni ambientali, registrazioni video, sequestri e alle testimonianze dei clienti.
Il capo della piazza di spaccio di via De Cesare
Lo spaccio era gestito e rifornito da Biagio D’Angelo, alias ‘o Mast, affiancato dal fratello Pietro e dalla madre (poi deceduta). La vendita al dettaglio si svolgeva al piano terra di un appartamento blindato: una fortezza protetta da portoncini in ferro, chiavistelli e un sistema di videosorveglianza puntato sulle strade limitrofe che lanciavano l’allarme in caso dell’arrivo delle forze dell’ordine.
Ai clienti era permesso persino consumare all’interno dell’abitazione, in bagno o su un tavolo, per evitare controlli all’esterno. Utilizzavano il metodo della buttigliella: il crack veniva messo su carta stagnola bucherellata, mischiato con la cenere, tutto finiva poi su una bottiglia d’acqua. La droga veniva scaldata con l’accendino così i vapori venivano inalati tramite una cannuccia.
Dall’esaurimento scorte al via libera ai clienti
Ogni volta che le scorte di droga stavano per esaurirsi, la prassi si ripeteva identica: il pusher di turno contava l’incasso, scriveva la cifra su un quaderno e metteva da parte i contanti. Subito dopo, un addetto usciva a recuperare nuove dosi nei nascondigli e nei punti d’appoggio del gruppo. Durante il rifornimento le attività si fermavano: le vedette imponevano gli acquirenti ad aspettare fino al rientro del corriere, per poi dare nuovamente il via libera alle vendite.
Come si diventava pusher a Caivano
L’episodio della raccomandazione è stato registrato il pomeriggio del 17 novembre 2023 all’interno della piazza. Le cimici captano prima i commenti di un fedelissimo della famiglia D’Angelo, che si lamenta del sequestro della propria auto. Poi prende la parola Gennaro Febbraio, che chiede a un rifornitore della piazza Luciano Nico D’Angelo di assumere il cognato Natale come pusher: «A Gianni… lo facciamo fare il turno con te?». Dopo qualche esitazione, arriva la risposta positiva: «Domani mattina alle 8 e mezza».
Un secondo colloquio di lavoro viene intercettato il 2 dicembre. Febbraio parla prima con Domenico D’Antò, poi si rivolge direttamente al capo piazza D’Angelo: «Tengo problemi… Oggi ci stanno gli amici miei al potere e io sto facendo la fame, perché?». Di fronte alle lamentele, il ras esercita il suo potere decisionale: «E lavora tu!».
Il racconto del cliente
Fondamentali per gli investigatori si sono rivelate le dichiarazioni rese dai clienti della piazza. Uno di loro ha descritto così il funzionamento della vendita: «Parcheggio la macchina nella strada mi reco verso una porta di colore nero in ferro, busso e mi fanno entrare, all’interno ci sono delle persone si entra in una cucina di fronte c’è un bagno sulla sinistra della cucina è presente un mobiletto dove sopra ci sono dei bicchieri del caffè cui all’interno c’è crack e cocaina, è presente inoltre un divano e un monitor a parete dove si vedono delle immagini esterne del posto per sorvegliare le strade. Si avvicina un giovane che mi invita ad entrare all’interno. Il ragazzo preposto alla vendita della sostanza mi riferisce le testuali parole “cosa ti serve?” perché hanno sia la cocaina che il crack, nella circostanza gli chiedo un pezzo di 20 euro di crack, li avviene lo smercio in particolare dove si trova il mobiletto nella cucina, a fronte dei soldi che gli do mi serve con il pezzo di sostanza stupefacente del tipo crack che gli avevo chiesto. Dopo avere completato l’acquisto, il ragazzo che prende i soldi li deposita in un bicchiere ed alcune volte in tasca. Il ragazzo che mi ha aperto la porta dopo che ho completato l’acquisto della sostanza, controlla lo schermo della telecamera si affaccia fuori, accertatosi che non c ’è nessuno dà il via libera mi apre il portoncino per farmi uscire». I magistrati e i carabinieri sono riusciti a far emerge un quadro sociale a tinte decisamente fosche che confonde le prassi lavorative alle situazione di estrema marginalità.


