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Droga per la camorra, i nomi dei boss e degli affiliati arrestati tra Caivano e Casoria

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È un’organizzazione verticistica e profondamente radicata sul territorio, quella decapitata dall’operazione messa a segno all’alba di oggi dai carabinieri del Nucleo operativo di Castello di Cisterna e delle Sezioni operative delle compagnie di Caivano e Casoria, autori di un’inchiesta che, sotto il coordinamento della Dda di Napoli, ha inflitto un durissimo colpo al clan Angelino con base nell’area del Bronx di Caivano.

Scacco agli Angelino tra Caivano e Casoria, i tentacoli del clan tra racket ai cantieri e spaccio

Sono stati infatti ben 34 gli arresti eseguiti a fronte di 47 indagati. Con il boss Antonio Angelino, alias “Tibiuccio”, da tempo detenuto al carcere duro, il ponte di comando della cosca sarebbe stato gestito, secondo la ricostruzione degli inquirenti, dai ras Raffaele Zambella e Roberto Alfio Maugeri, con il primo, in particolare, che anche dopo la sua carcerazione avrebbe continuato a stabilire le strategie della holding e a impartire ordini agli affiliati. Gli ordini venivano infatti dati da dietro le sbarre mediante appositi cellulari.

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Le parole dei collaboratori di giustizia su Raffaele Zambella

Voglio precisare che Zambella, da quando è subentrato come capo del sistema cocaina a Caivano e gestore della propria piazza di spaccio di eroina, cocaina e kobrett insieme a omissis nel Bronx, ha affiancato a sé stesso i propri familiari che lo aiutano nell’attività illecita. Tra essi anche i cognati e i nipoti“, ha dichiarato il collaboratore di giustizia Antonio Cocci nel maggio 2022.

Lelluccio del bronx, il ragazzo di Caivano, che prima era nostro affiliato, cioè del clan Sautto-Ciccarelli, e poi, quando ci hanno arrestato, è passato con Gigino a’ gallina. Con noi si occupava di estorsioni, di fare le stese, girava armato” ha specificato Vincenzo Iuorio. 

Droga e racket

I tentacoli del clan si sarebbero così allungati soprattutto sul settore del traffico di droga e su quello del racket ai danni dei commercianti. Giuseppe Tammaro e Mario Marzaiuolo sono stati invece inquadrati come i loro uomini di massima fiducia, delegati in particolare alla riscossione del pizzo. C’era poi la paranza delegata alle fasi esecutive del racket. Nel mirino finivano, tra gli altri, i costruttori edili e chi decideva di non pagare la tangente veniva costretto a bloccare i cantieri. Per le estorsioni ai cantieri figura attualmente una sola denuncia.

La droga era rifornita dalla Spagna, il cui spaccio era “al dettaglio” e affidato ad un sottogruppo degli Angelino: i proventi della droga erano destinati alle “mesate” e agli stipendi degli affiliati. Indagini, oltre che nel Parco Verde a Caivano, anche nel Bronx. Grosse quantità di soldi contanti sono state ritrovate sotto un piatto doccia di un appartamento nel Bronx, controllato da un sistema di videosorveglianza, dunque in maniera elettronica e meccanica. Sono stati sequestrati anche gioielli e armi pronte per effettuare agguati, oltre a 11 orologi di valore in casa di uno degli indagati, e oltre 3 milioni di euro. 

Aveva 3 milioni di euro e Rolex in casa, chi è la tesoriera della mala di Caivano

In carcere sono dunque finiti Roberto Alfio Maugeri, Giuseppe Tammaro, Mario Marzaiuolo, Gianfranco Bervicato, Amilcare Cervo, Gennaro Laurino, Gianluca Napoleone, Silverio Di Giorgio, Pasquale Palmieri, Vincenzo De Rosa, Pasquale Avallone, Emanuele Angelo Maugeri, Pasquale Varriale, Raffaele Zambella, Biagio D’Angelo, Pietro D’Angelo, Arturo D’Angelo, Mario D’Ambrosio, Domenico D’Antò, Aniello Giugliano, Luciano Nico D’Angelo, Salvatore D’Angelo e Luigi Chiavazzo.

Disposti gli arresti per Angelo Tanzillo, Alfonso Giordano, Giuseppe Caiazzo, Roberto Montebello, Francesco Pezzella, Mauro Viziola, Giosuè Amendola, Giovanni Manzo, Alessandro Cardinale, Federico Termano e Domenico Buonocore.

Le parole di Gratteri e del generale Storniolo

“Per darvi l’idea della consistenza sul piano economico di questa organizzazione, sono stati sequestrati nell’abitazione di uno degli indagati 11 orologi da collezione e 3,2milioni di euro”, spiega il procuratore Nicola Gratteri mentre, affiancato dal generale dei carabinieri Biagio Storniolo e dall’aggiumto Sergio Ferrigno, ricostruisce i dettagli dell’inchiesta su camorra d traffico di droga a Caivano che ha portato all’arresto di 34 “presunti innocenti”, come sottolinea Gratteri riferendosi ai limiti imposti dalla legge Cartabia.

Dopo gli arresti e la pressione investigativa sul Parco Verde, spiega il generale Storniolo, il clan aveva delocalizzato la struttura nel rione Bronx e affidata a un sottogruppo. Il denaro è stata rinvenuta nascosta in intercapedini e sotto il piatto doccia dell’appartamento del rione Bronx e in vani protetti da sistemi meccanici ed elettronici. Oltre alla gestione dell’affare della droga, evidenzia il procuratore, “ci ha preoccupato il dato che anche su quel territorio i commercianti venivano sottoposti all’estorsione sistematica tre volte l’anno”, Natale, Pasqua e Ferragosto.

“Di tanti imprenditori, uno solo ha denunciato”, afferma il generale Storniolo, che lancia un appello: “Denunciare, l’omertà ancora regna, bisogna superarla”. In un caso, ricorda il generale, il clan si è presentato in cantiere e ha minacciato l’impresa interrompendo i lavori. Alla domanda di un cronista, Gratteri spiega che per la prima volta si sta sperimentando l’installazione di un jammer, disturbatore di frequenza, all’interno di un carcere. Se l’esperimento funzionerà, aggiunge, i detenuti non potranno più comunicare all’esterno con il cellulare.

 

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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