L’ospedale Cotugno ha segnalato 60 pazienti ricoverati per epatite A, di cui 3 sono in pronto soccorso. “Nel mese di marzo siamo a 89 contagiati, un assoluto picco”, ha spiegato l’infettivologa dell’ospedale partenopeo Novella Carannante al il Mattino. Nelle scorse ore ci sono state alcune dimissioni e un calo degli arrivi, invece mercoledì 25 marzo 2026 si sono registrati 7 nuovi ricoveri.
La dottoressa Carannante ha raccomandato inoltre: “I frutti di mare vanno mangiati ben cotti, frutta e verdura lavate accuratamente. Al momento tutti i ricoverati hanno mangiato mitili“. Non è un periodo adatto per consumare sushi: “L’abbattitore non serve a distruggere il virus dell’epatite A”. Uno dei contagiati ha riferito di aver mangiato frutti di mare in cinque luoghi diversi nei giorni precedenti.
Pescivendoli in protesta fuori al Comune di Napoli dopo l’ordinanza anti-epatite: “Più chiarezza”
Un centinaio di pescivendoli, provenienti da varie parti della provincia, si sono radunati lunedì davanti al Comune di Napoli, a Palazzo San Giacomo, chiedendo ai media e al sindaco Manfredi, dopo il divieto di consumo di frutti di mare crudi, ordinanza adottata anche da diversi altri primi cittadini, di fornire una chiara informazione ai consumatori dopo i numerosi casi di epatite A.
“Non si può ridurre tutto a un divieto, senza aver stabilito la vera causa e definito i reali confini dell’aumento dei casi di epatite. Il sindaco – spiega un portavoce – deve capire che con questa ordinanza, accompagnata da una campagna denigratoria di stampa superficiale e da false notizie che circolano su internet, si rischia di mettere in strada centinaia di famiglie. Siamo rovinati, nessuno compra più niente ed è per questo che siamo qui, dopo una domenica drammatica sotto il profilo degli incassi”.
“Si parla di epatite A e si fanno vedere le immagini di cozze. E’ chiaro che così nessuno le compra più. Se c’è un problema bisogna individuarlo ed affrontarlo. L’incubazione, come si sa, dura settimane ed è difficile stabilire in questo tempo cosa e dove abbia mangiato la persona che poi risulta colpita dal virus”, aggiunge un altro portavoce. “Ci aspettiamo che qualcuno ascolti le nostre istanze, altrimenti la prossima volta ritorneremo in piazza portandoci anche le famiglie”, conclude.


