HomeAttualità e SocietàDa Claudia Koll a Stefania Sandrelli, da Serena Grandi alla Caprioglio: tutte...

Da Claudia Koll a Stefania Sandrelli, da Serena Grandi alla Caprioglio: tutte le muse di Tinto Brass

PUBBLICITÀ

La scomparsa di Tinto Brass, morto a 93 anni, riporta al centro dell’attenzione una delle figure più riconoscibili e controverse del cinema italiano. Regista capace di dividere pubblico e critica, ha attraversato decenni di storia cinematografica lasciando un’impronta indelebile, soprattutto nel genere erotico. Ma dietro le immagini provocatorie e le polemiche, c’è anche il ricordo di un uomo di cinema che ha saputo costruire rapporti professionali e personali importanti con molte attrici.

Tra le testimonianze più significative c’è quella di Stefania Sandrelli, protagonista de La chiave (1983), uno dei film più celebri del regista. In un’intervista a Repubblica, l’attrice ha raccontato il timore iniziale di affrontare un ruolo tanto audace, trasformato poi in un rapporto di stima e amicizia durato quarant’anni.

PUBBLICITÀ

«Ero già pronta a menare le mani, invece trovai un angelo, un grande uomo di cinema», ha ricordato Sandrelli. L’attrice ha sottolineato soprattutto la capacità di Brass di farla sentire protetta sul set, anche nelle scene più intime: «Anche quando fai un film nuda, se il regista ti veste, cioè ti aiuta, ti senti protetta».

Sandrelli ha inoltre difeso il significato de La chiave, respingendo le accuse di un cinema che trasformerebbe le donne in semplici oggetti del desiderio. «È un film dalla parte delle donne. L’uomo fa la figura del cretino, come spesso accade agli uomini», ha spiegato. Una lettura che, secondo l’attrice, non tutti hanno saputo cogliere.

Anche Serena Grandi ha voluto ricordare il regista con parole di profonda riconoscenza. Protagonista di Miranda (1985), ha dichiarato all’ANSA: «A Tinto devo tutto, gli sarò sempre grata: mi ha insegnato a fare cinema, come stare davanti a una macchina da presa, come intonare la voce». Un insegnamento che, ha aggiunto, l’ha accompagnata per tutta la carriera.

Commovente anche il ricordo di Yuliya Mayarchuk, protagonista di Trasgredire (2000), che ha raccontato sui social il perfezionismo del regista, la cura per le luci, la fotografia e l’atmosfera delle scene. «Se oggi faccio l’attrice, lo devo anche a te», ha scritto, ringraziandolo per aver creduto in lei e averle aperto le porte del cinema.

Alba Parietti, invece, ha ricordato un rapporto fatto di incontri, discussioni e occasioni mai concretizzate. «I nostri rapporti sono stati conflittuali e divertenti», ha scritto, raccontando i tentativi mai riusciti di realizzare un film insieme. Nonostante le divergenze, Parietti lo ha definito un maestro indiscutibile, un uomo di cultura, intelligenza e straordinario senso dell’umorismo.

Nel corso della sua carriera Brass ha diretto anche Monica Vitti, Silvana Mangano, Vanessa Redgrave e Helen Mirren in Caligola. Successivamente ha legato il proprio nome a film come Paprika, con Debora Caprioglio, Così fan tutte, con Claudia Koll, L’uomo che guarda, con Katarina Vassilissa, e Monella, con Anna Ammirati. Claudia Koll disse: “Tornassi indietro non rifarei mai e poi mai il film di Tinto Brass.Fu una mia amica a dirmi di farlo: che male c’è a vendersi il corpo?, mi disse.E invece io dopo quel film sono stata ferma due anni perché mi offrivano solo pellicole erotiche. Ho capito dopo che il corpo non va violato, l’amore non va mistificato o contaminato. Il corpo è sacro. Ho sofferto molto, ho pagato un prezzo troppo alto per aver girato Cosi fan tutte e non consiglierei a nessuno di fare ciò che ho fatto io”.

Un percorso artistico segnato da successi, scandali e polemiche, ma anche da attrici che oggi ne ricordano la professionalità, l’ironia e la capacità di lasciare un segno. Perché, al di là delle discussioni sul suo cinema, Tinto Brass è stato un protagonista indiscusso di una stagione cinematografica che difficilmente potrà essere dimenticata.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ