HomeCronacaDetenuto ludopatico svela il sistema dei clan: "Pentito perché volevano uccidermi"

Detenuto ludopatico svela il sistema dei clan: “Pentito perché volevano uccidermi”

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Nove arresti per traffico di droga e legami con la camorra all’interno di diverse carceri italiane. L’inchiesta ha permesso di ricostruire un sistema attraverso il quale i vertici dei clan napoletani, dai Mazzarella ai Licciardi, passando per i Troncone e i Gionta, avrebbero continuato a impartire ordini dall’interno degli istituti penitenziari. Le indagini, sviluppate anche grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Emanuele De Pasquale, hanno riguardato diverse strutture carcerarie, da Opera a quelle napoletane, fino ai padiglioni di Siracusa.

A illustrare i dettagli dell’operazione sono stati il procuratore Nicola Gratteri e il capo della Dda di Napoli, Sergio Amato, che hanno ricostruito la vicenda da cui ha preso avvio l’indagine.

Ha spiegato Gratteri: «Emanuele De Pasquale è un soggetto ludopatico e non riusciva a pagare più i debiti di droga. Spendeva i soldi con il gioco. Fatto sta che dal carcere viene ordinato il pestaggio nel carcere. L’ordine è di picchiarlo o di ucciderlo. Capisce che finirà male e in modo preventivo si rivolge alla pol pen per salvarsi. Consegna il telefonino, i carabinieri e la Polizia penitenziarie partono dalla rete del telefonino. Riscontri arrivano».

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Il procuratore Sergio Amato ha ripercorso le tappe che hanno portato alla collaborazione con la giustizia: «Una storia che si sviluppa tutta in carcere. A marzo scorso eseguiamo arresti contro Frizziero e i Troncone, viene arrestato Emanuele De Pasquale, che organizza a Siracusa un traffico di droga con i Licciardi e i Ferrara, i Mazzarella e i Gionta, per vendere droga a Fuorigrotta. Non riesce a mantenere gli impegni e parte la spedizione punitiva. Scatta così la decisione di collaborare con la giustizia».

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