“Questo ragazzo non finge e non sta bene psicologicamente, non mangia ed è diventato uno scheletro“. Questo scrive Domenico Belforte, detenuto da 26 anni al carcere duro, in una lettera spedita alcune settimane fa al giudice di Sorveglianza di Sassari. Come riporta Il Mattino il detenuto chiede attenzione per “un certo Marco Di Lauro”, indicandolo come un soggetto a rischio.
È ancora il detenuto casertano a scrivere: “Gli agenti, oltre a controllarlo più spesso, non possono fare altro. Io ho cercato in tutti i modi di farlo ragionare, ho cercato di fargli da mangiare e, preciso, l’ho fatto senza nessun interesse, dal momento che ho conosciuto Marco Di Lauro solo in questo istituto. Ho cercato di farlo venire a passeggio con me, ma non ci sono riuscito. Questo ragazzo si sta spegnendo lentamente e se non intervenite sarà l’ennesimo suicidio in carcere”.
Nuovo ergastolo per Marco Di Lauro, condannato per l’omicidio al ras del Terzo Mondo
Nuovo ergastolo per Marco Di Lauro. Come riporta Leandro Del Gaudio su Il Mattino, F4 è stato ritenuto mandante dell’omicidio di Eugenio Nardi, avvenuto il 4 gennaio del 2008.
Decisive nel corso delle indagini le dichiarazioni del pentito Musolino, che si sono aggiunte a quelle di Capasso e Lombardi. Difeso dal penalista napoletano Gennaro Pecoraro, Marco Di Lauro è attualmente detenuto a Cagliari, dove resta recluso in un centro clinico per problemi di natura psichiatrica su cui deve esprimersi un pool di esperti.
Una vendetta contro un uomo accusato di aver sparato contro un affiliato al suo clan. Questa la motivazione dietro l’omicidio di Eugenio Nardi, delitto maturato nel gennaio del 2008 e che è tornato nuovamente ala ribalta facendo scattare nuovamente le manette a carico di Marco Di Lauro. Grande accusatore di ‘F4’ il neo collaboratore di giustizia Massimo Molino che ha spiegato ai magistrati che Nardi, uomo dei Sacco-Bocchetti, era sospettato di aver preso parte al tentato omicidio di Daniele Tarantino, appartenente alla cosca del Terzo Mondo. Un affronto tanto che «Marco Di Lauro non ci dormiva la notte e voleva vendicarsi». Secondo Molino quel delitto servì non soltanto come ‘punizione’ ma anche come ‘messaggio’ lanciato proprio al gruppo di San Pietro a Patierno che in quella fase si era avvicinato agli Amato-Pagano. Secondo Molino:«Marco Di Lauro per dare risposta all’agguato, ordinò la morte.
L’omicidio di Gegè fu commesso da Carlo Capasso dopo che Gegè era stato bloccato da due macchine e Capasso si era seduto accanto alla vittima, entrando nella macchina, dicendogli prima di sparare ‘ti manda salutando Daniele’. Daniele Tarantino era sempre in contatto con Di Lauro e lo andava a trovare anche durante la latitanza. Daniele diceva che la forza di Di Lauro era tale che poteva mangiare pasta e dado anche per una settimana intera, vale a dire poteva affrontare ogni sacrificio».