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“Ero immobilizzata e mi colpiva su mani e volto”, Alessia racconta l’aggressione sull’autobus al Vomero

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Alessia Viola, la penalista napoletana di 32 anni, ha raccontato a “Le Iene” l’aggressione subita sull’autobus da parte di Antonio Meglio, il 5 marzo scorso in piazza Quattro Giornate a Napoli. Il 39enne si toglierà poi la vita il 10 marzo successivo, durante il ricovero nel reparto di psichiatria del San Giovanni Bosco.

La giovane ha raccontato a Giulio Golia i momenti di terrore vissuti su un autobus a Napoli, dove è stata aggredita e accoltellata dall’uomo. Solo il tempestivo intervento dell’autista Davide e delle forze dell’ordine ha messo in salvo la ragazza.

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Attraverso i racconti esclusivi dei protagonisti viene ricostruita l’aggressione e si fa luce sulla figura di Antonio Meglio e sui possibili motivi del gesto.

“Ero immobilizzata e mi colpiva su mani e volto”, Alessia racconta l’aggressione sull’autobus al Vomero

Questa la testimonianza di Alessia: “Mi trovavo alla fermata dell’autobus in piazza Quattro Giornate. Nel mentre che aspettavo il pullman, c’era quest’uomo alla fermata che sosteneva “fossero tutti pazzi”. Dopo qualche minuto di attesa, l’autobus arriva e io mi siedo verso il centro, e sale anche lui: dopo essersi guardato intorno, decide di sedersi proprio dietro di me. Dopo pochi minuti, mi sono sentita afferrare, ed era lui: ha iniziato a colpirmi al volto e al collo, e gli altri passeggeri anziché accorrere in mio aiuto, nonostante io urlassi, sono scappati via”.

Di seguito, invece, le parole di Davide, l’autista dell’autobus: “All’inizio non capivo cosa stesse succedendo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di aprire tutte le porte dell’autobus per permettere ai passeggeri di scendere e mettersi in salvo. Speravo che la ragazza, approfittando di quelle centrali, riuscisse a fuggire”. Nel corso dell’aggressione, però, Meglio ha minacciato anche lui, intimandolo di chiudere le porte e di non avvicinarsi: “Lì ho capito che non potevo fare nulla se non parlargli, per paura che potesse succedere qualcosa di ancora più grave”.

“Ad un certo punto mi ha immobilizzata, con una mano mi manteneva la testa e con l’altra continuava a brandire il coltello, con il quale continuava a colpirmi nel momento in cui qualcuno provava ad avvicinarsi”, continua Alessia. “Sono rimasta cosciente per tutto il tempo, e ricordo benissimo che non faceva altro che richiedere l’arrivo di Gratteri (il procuratore di Napoli, ndr) e di un’ambulanza. Poco dopo sono arrivati i carabinieri e, fortunatamente, sono riusciti ad avvicinarsi un poco alla volta: lui mi ha liberata e io mi sono riversata fuori dall’autobus”.

Dopo essere stato fermato, Antonio Meglio è stato portato a fatica presso la gazzella dei carabinieri in quanto ha rischiato, più volte, il linciaggio da parte della folla che nel frattempo si era radunata attorno all’autobus. E’ stato portato nel reparto di psichiatria dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, dove dopo qualche giorno si toglierà la vita impiccandosi.

“Dopo aver saputo questa notizia, ho fatto le mie condoglianze alla famiglia dell’uomo, perché dopotutto anche loro sono vittime di quanto successo – dirà ancora Alessia –. E anche lui stesso è una vittima: questo è un fallimento della società e non riesco nemmeno a capire come abbia fatto ad impiccarsi se, come dicono, era piantonato h24. Le forze dell’ordine avrebbero potuto certamente fare qualcosa in più: potevano chiamare un familiare, dargli un maggiore supporto. In quanto a me, spero, dopo di ciò, che le ferite non mi lascino troppi segni ma soprattutto di recuperare la piena funzionalità della mano”.

Cosa può aver scatenato il gesto di Antonio?

Ma perché Antonio si è reso partecipe di quel gesto? Il 39enne, prima di aggredire Alessia sul pullman, si era recato presso la vicina stazione dei carabinieri per sporgere denuncia. “Era furioso – rivela Antonio, un amico di famiglia – in quanto era stato vittima di una truffa amorosa. Si era infatuato di questa sorta di escort che l’avrebbe portato al versamento di ingenti somme di denaro che poi ha perduto. La sua rabbia potrebbe anche essere stata dovuta ad una reazione passiva da parte dei militari, che potrebbero averlo addirittura deriso per la situazione in cui si era andato a cacciare”.

L’amico poi prosegue: “Non aveva mai dato segni di aggressività prima d’ora. Anzi, era buono, gentile, mai una parola fuori posto”. Versione poi confermata anche dagli abitanti del quartiere che avevano avuto modo di conoscerlo. “Era laureato in giurisprudenza, il papà è medico di base, mentre la mamma è un’insegnante”, continua Antonio. “Stava attraversando un periodo di depressione ed era sotto farmaci. L’unica spiegazione che riesco a darmi a questo suo crollo è che lui si fosse reso conto, ad un certo punto, di aver buttato degli anni della sua vita sentendosi colpevole verso i genitori, sempre presenti e il cui supporto mai era mancato. Sentiva forse di averli delusi, magari non si sentiva accettato. Antonio aveva bisogno di affetto”.

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Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
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