HomeAttualitàIl fidanzato di Federica Mangiapelo torna in libertà: "Spero di lavorare"

Il fidanzato di Federica Mangiapelo torna in libertà: “Spero di lavorare”

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Dopo 14 anni torna in libertà il killer di Federica Mangiapelo. La ragazza era stata assassinata nella notte di Halloween dopo un violento litigio col suo fidanzato. Marco Di Muro all’epoca dei fatti lavorava come cameriere in un ristorante di Formello e aveva 23 anni.

Il rapporto con la fidanzata 16enne Federica aveva avuto spesso alti e bassi, causa anche la grande differenza di età e di visioni nella vita. La ragazza era uscita intorno alle dieci da casa del papà per andare ad una festa col fidanzato.

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Dopo però l’ennesimo litigio violento, Federica aveva chiesto al suo fidanzato di riportarla a casa. A quel punto Di Muro in piena notte tramortisce con una serie di colpi la fidanzata. In preda alla furia omicida, il ragazzo affoga Federica nelle acque del lago Bracciano dove poi verrà rinvenuto il corpo il giorno dopo.  In un primo momento Marco prova anche a  depistare gli inquirenti mandando anche un messaggio alle 4 di notte con scritto “Abbiamo litigato ma ti voglio sempre bene”.

Per trovare il colpevole ci sono voluti ben due anni. Solo nel 2014 infatti, l’assassino ha ricevuto la condanna a 14 anni per omicidio volontario, confermata successivamente anche in Cassazione.

“Sono finalmente libero”

Adesso Marco ha 36 anni, ed è tornato a casa in affidamento in prova ai servizi sociali. A giugno la sua pena sarà scontata del tutto e potrà di nuovo definirsi un uomo libero. Secondo quanto riporta il Messagero, Di Muro starebbe già cercando lavoro ma  “riscontrando non poche difficoltà”, così come racconta il suo assistito. Quando arrivò la condanna per il killer, lo stesso avvocato dei genitori Andrea Rossi non era contento della pena assegnata ricordando che:Di Muro non ha mai collaborato, anzi, ha ostacolato il processo.  Ha insultato i genitori di Federica su Facebook, ha fatto sparire borsa e cellulare della vittima, ha occultato il proprio cellulare e tanto altro”.

L’importanza del reato di femminicidio

Quando Federica esalava il suo ultimo respiro, non esisteva ancora il reato di femminicidio e tanto meno la legge 33 del 2019 che vieta l’accesso al giudizio abbreviato per i delitti puniti con l’ergastolo. Questa storia deve farci riflettere sull’importanza dell’introduzione di questo reato.

Il carcere che deve essere uno strumento di riformazione per i detenuti, deve anche fornire il tempo di pena necessario affinché questo percorso avvenga nel miglior modo possibile. Il reato di femminicidio serve proprio a questo, ad adeguare il tempo prestabilito di riabilitazione nella società alla pena commessa, sperando che in futuro casi come quelli di Federica non accadano più.

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