A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, emergono nuovi dettagli destinati ad alimentare il dibattito sulla tragedia di Garlasco. A riportarli è un interrogatorio reso da Alberto Stasi alla Procura di Pavia nel maggio 2025 e reso noto nelle ultime ore, nel quale l’ex fidanzato della vittima torna a soffermarsi su alcuni particolari che, a suo dire, non hanno mai trovato una spiegazione convincente.
Tra gli elementi indicati da Stasi c’è il muretto di cinta dell’abitazione dei Poggi. L’uomo ha raccontato di averlo trovato già danneggiato il giorno del delitto e di essersi sempre chiesto chi potesse averlo rotto prima del suo arrivo. Secondo il suo racconto, quella circostanza ha rappresentato per anni una delle anomalie più difficili da comprendere.
Un altro dettaglio riguarda un posacenere con tracce di cenere presente nell’abitazione. Stasi ha ricordato che né lui né Chiara Poggi fumavano e che i genitori della giovane erano assenti da diversi giorni. Anche questo particolare, secondo il condannato, non sarebbe mai stato chiarito completamente.
Nel corso dell’interrogatorio si è parlato anche della cosiddetta impronta numero 33, oggi attribuita dagli investigatori ad Andrea Sempio e considerata uno degli elementi centrali della nuova inchiesta aperta dalla Procura di Pavia. Di fronte al riferimento all’impronta, Stasi avrebbe manifestato amarezza, sottolineando come la sua individuazione sia arrivata molti anni dopo la sua condanna definitiva.
L’interrogatorio affronta inoltre altri aspetti della vicenda, tra cui le telefonate effettuate da Sempio all’abitazione dei Poggi nei giorni precedenti all’omicidio e alcuni dettagli relativi agli ultimi incontri tra Stasi e Chiara prima del delitto. Elementi che oggi tornano all’attenzione degli inquirenti nell’ambito dell’indagine riaperta.
Nonostante la condanna definitiva a carico di Alberto Stasi, le nuove attività investigative su Andrea Sempio continuano ad aprire interrogativi su uno dei casi di cronaca giudiziaria più discussi degli ultimi decenni. Tra muretti danneggiati, impronte e particolari rimasti senza risposta, il delitto di Garlasco continua a far emergere nuovi spunti investigativi a quasi vent’anni dai fatti.


