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La doppia vita di Luigi Esposito: le finte lauree, il lavoro mai avuto e la presunta moglie

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Le numerose incongruenze nella vita di Luca Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni trovato morto nelle campagne di Eboli lo scorso 19 luglio, hanno complicato fin dalle prime ore il lavoro degli investigatori. Prima che le indagini portassero all’identificazione del presunto responsabile – un 26enne tunisino che ha poi ammesso il delitto durante l’interrogatorio – gli inquirenti hanno valutato ogni possibile pista, anche a causa del fitto intreccio di verità, omissioni e identità costruite attorno alla vittima.

Già dal nome emergeva una prima particolarità. All’anagrafe era registrato come Luigi Esposito, ma tutti lo conoscevano come Luca, nome con cui firmava abitualmente i suoi articoli e con il quale era noto nell’ambiente del giornalismo sportivo salernitano. Chi lo frequentava racconta di una persona estremamente riservata sulla propria vita privata. Persino le due sorelle conoscevano pochi dettagli del suo quotidiano e, fino all’ultimo, avevano sperato che il corpo carbonizzato rinvenuto dai vigili del fuoco durante lo spegnimento di un incendio non appartenesse a lui.

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Tra gli aspetti che hanno attirato l’attenzione degli investigatori c’è anche la sua presunta attività lavorativa. Esposito sosteneva di essere un dirigente dell’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania. Una versione però smentita ufficialmente dall’ente, che ha chiarito di non averlo mai avuto tra i propri dipendenti. La sorella del giornalista, intervistata dal Tg1, ha comunque riferito che in passato avrebbe collaborato con l’Agenzia.

Nonostante la smentita, diverse persone hanno raccontato di averlo visto impegnato in ispezioni presso aziende delle province di Avellino e Caserta, mentre qualcuno afferma persino di averlo notato alla guida di un’auto con i loghi dell’Arpac. Sul suo profilo Facebook, inoltre, indicava genericamente un impiego presso la Regione Campania, circostanza che al momento non ha trovato riscontri. Dubbi anche sul percorso accademico. Esposito parlava di due lauree, una in Biologia e una in Lettere, ma gli investigatori stanno verificando l’effettiva autenticità dei titoli. Nei giorni scorsi è intervenuto anche l’Ordine dei Biologi, precisando che il suo nome non compare tra gli iscritti all’albo professionale.

Anche la sua situazione abitativa presentava diverse incongruenze. Pur risultando residente a Nocera Inferiore, viveva in realtà a Fisciano e raccontava di possedere una casa per le vacanze ad Agropoli. Proprio lì, secondo quanto aveva confidato ad alcune persone, avrebbe dovuto trascorrere la serata di sabato. In realtà aveva fissato un incontro con quello che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe poi diventato il suo assassino.

Infine, tra gli elementi emersi nel corso delle indagini, figura anche quella che gli investigatori ritengono una moglie mai esistita. Esposito parlava spesso di “Simona”, una farmacista di Caserta che nessuno è mai riuscito a identificare. A rendere ancora più credibile quel racconto contribuiva l’anello che portava al dito e che molti conoscenti avevano interpretato come una fede nuziale. Gli accertamenti avrebbero invece stabilito che si trattava della fede appartenuta a uno dei suoi genitori.

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