HomeCronacaLocale a Portici "chiuso per puzza di pizza", prosciolto carabiniere: "Il fatto...

Locale a Portici “chiuso per puzza di pizza”, prosciolto carabiniere: “Il fatto non sussiste”

PUBBLICITÀ

Da caso mediatico a flop giudiziario. L’immagine di quel cartello sull’ingresso aveva fatto il giro del Paese: «Chiusi per “puzza di pizza”». Una provocazione, ma soprattutto uno sfogo, con cui Grazia Ardito e il marito Mario Danese avevano denunciato pubblicamente il vortice di pressioni in cui erano precipitati insieme al loro locale da asporto.

La strategia dei condomini dello stabile di via Libertà, a Portici, avrebbe avuto, a loro dire, un unico obiettivo: spingerli a chiudere la pizzeria “della discordia”. Un clima di tensione costante, scandito per quasi tre anni da una serrata sequenza di denunce, segnalazioni all’Asl, ispezioni del Nas e della polizia locale, con tanto di sigilli poi rimossi.

PUBBLICITÀ

A riportare gli sviluppi nel dettaglio, Il Mattino.

Locale a Portici chiuso per “puzza di pizza”, prosciolto carabiniere: “Il fatto non sussiste”

Una vicenda caratterizzata tra l’altro dall’intervento dell’allora sindaco Vincenzo Cuomo e dalla successiva riapertura del locale che innescò un botta e risposta con Carmela Rescigno, all’epoca presidente della commissione regionale Anticamorra, che stigmatizzò il suo interessamento alla querelle.

Una storia intricata, che a maggio scorso aveva fatto segnare una prima svolta favorevole ai due commercianti: la richiesta di rinvio a giudizio, da parte della Procura, per un carabiniere che in più di un’occasione avrebbe fatto ricorso a frasi pesanti, quasi intimidatorie. Ebbene, quel castello accusatorio è appena franato. Il tribunale di Napoli ha stabilito di non doversi procedere nei confronti del militare «perché il fatto non sussiste».

Crolla dunque all’esito dell’udienza predibattimentale il quadro indiziario che aveva spinto il pm a ipotizzare l’accusa di tentata violenza privata continuata. Agli atti c’erano frasi forti, riportate nero su bianco nella denuncia di Ardito, la quale aveva riferito una lunga serie di episodi, come quando l’imputato le avrebbe ricordato «di essere un carabiniere» e che la «canna fumaria doveva essere eliminata». E ancora: «È la terza volta che vi chiamo, sento rumori, gente che canta, tavoli che spostate. Finitela o chiamo un collega e ve lo mando in pizzeria».

Poi, il 13 settembre 2025, l’ultima stoccata: «Non ho partecipato fino ad ora ai giochetti dei miei vicini, la mia guerra con voi la devo ancora iniziare, quindi regolatevi di conseguenza». Di tutt’altro avviso, come si legge nella sentenza depositata pochi giorni fa, è stato il giudice della nona sezione Isabella Iaselli. L’ufficiale dell’Arma, difeso dall’avvocato Gabriele Esposito, «pur presentandosi come carabiniere non ha neppure paventato la chiusura del locale, ma si è limitato a lamentare una cattiva insonorizzazione e la presenza della canna fumaria. La guerra è da intendersi in tal senso e non c’è stata alcuna minaccia».

Da qui la decisione del giudice di non dover procedere «perché il fatto non sussiste». Tranchant il commento a caldo del penalista Esposito, secondo il quale «una controversia condominiale, anche quando particolarmente aspra, non può essere automaticamente trasformata in una vicenda penale». La bufera mediatica si spegne in un’aula di tribunale, ma i veleni incrociati serpeggiano ancora nell’elegante stabile di via Libertà.

PUBBLICITÀ
Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
PUBBLICITÀ