Tra i business che secondo i magistrati erano gestiti dal clan Amato-Pagano a Melito c’era anche quello del servizio di onoranze funebri. Un settore, quello dei funerali, che già in altre inchiesta ha visto le infiltrazioni della camorra. Anche in questo caso, secondo i magistrati, ci sarebbe stata una “gestione monopolistica, tale da impedire l’ingresso ad altre imprese concorrenti presenti sullo stesso territorio o su territori limitrofi”.

In particolare dalle indagini emerge un’ingerenza del clan Amato-Pagano  nel settore dei servizi funebri, con particolare riguardo alle attività svolte, attualmente, dalle società facenti capo aí “Coppola” e ai “Marrone” e, in precedenza, a “Moio Eduardo”, fino a fare emergere l’esistenza di accordi tra le imprese al fine di determinare vere e proprie competenze territoriali, dalle quali non era possibile sconfinare per non alterare gli equilibri imposti dall’organizzazione criminale.

Dalle emergenze investigative si deduce che il sodalizio individuava, nello specifico settore redditizio, una ditta con la quale costituiva di fatto una “società” che, dietro una contropartita economica, operava sui territori dì egemonia del gruppo in assoluto regime cli monopolio. Gli equilibri interni degli Scissionisti hanno, nel corso del tempo, dal 2010 ai giorni nostri, inciso sulla posizione di supremazia dell’una o altra ditta, influenzando i rapporti tra le singole imprese funebri ed il clan, nonché tra gli affiliati deputati alla gestione del settore.

Nello specifico esisteva, secondo i magistrati, inizialmente una cogestione tra Moio Eduardo con Gaetano e Luigi Marrone. Una sorta di società di fatto nel settore dei servizi connessi al “caro estinto”, sostanzialmente imposta dal clan al fine di arginare l’attenzione delle Forze dell’ordine. Il patto assunto con i vertici prevedeva la corresponsione alle casse del clan, da parte di ciascuno dei titolari delle due ditte, della somma di circa 500 euro per ogni defunto, somma che Antonio Papa considerava, sproporzionata rispetto alle possibilità connesse agli affari gestiti dai due imprenditori.

Nella prospettiva di rendere effettivo l’accordo, ovvero consentire che Moio e Marrone corrispondessero effettivamente 500 euro per ciascun servizio funebre, si rappresentava a Pellecchia l’opportunità di “mettere a lavorare” presso la ditta indicata una persona di fiducia, che portasse il conteggio effettivo dei funerali eseguiti. Sviluppi investigativi documenteranno che al “consiglio” del Papa seguivano i fatti, dal momento che presso la ditta Moio verrà assunto Papa Rocco, fratello di Papa Antonio.

Dunque il clan Amato-Pagano entrava in “quota” con le varie imprese a cui era imposto il pagamento di una quota fissa (1.500 euro l’anno) a cui andava aggiunto un compenso per ogni servizio reso (pari a 500 euro).

 

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