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Minacce al giornalista Mimmo Rubio, condannati il boss Monfregolo e il ras Alterio

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Nuove condanne nel processo sulle minacce della camorra al giornalista Mimmo Rubio. Il Tribunale di Napoli Nord,Prima Sezione Penale Collegio A, ha inflitto una pena di un anno e nove mesi a Giuseppe Monfregolo, ritenuto boss del clan della 167, e ad Antonio Alterio, considerato un esponente di spicco della cosca. La decisione è arrivata al termine della requisitoria del pubblico ministero della DDA Giuliano Caputo, recentemente eletto al CSM.
Per i due imputati erano state chieste condanne rispettivamente a quattro e cinque anni. Al centro del procedimento c’è soprattutto l’episodio dell’agosto 2018, quando un ordigno fu lanciato durante la notte sul balcone dell’abitazione di Rubio. Il giornalista aveva denunciato in diverse occasioni le attività illecite del clan sul territorio, portando avanti anche un’attività di inchiesta sulla mala politica locale e sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle istituzioni. Per quell’attentato erano già stati condannati in primo grado, con rito abbreviato, Carlo Raiano e Antonio De Sio, indicati come gli esecutori materiali del raid. Entrambi avevano ammesso le proprie responsabilità, dichiarando di aver agito su disposizione del clan. Tra gli elementi alla base delle accuse nei confronti di Monfregolo e Alterio ci sono anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Pasquale e Pietro Cristiano, ex esponenti del clan che hanno contribuito a ricostruire gli assetti e le attività della cosca.
Le loro rivelazioni hanno portato anche ad altri sviluppi investigativi, tra cui il coinvolgimento e la successiva condanna dell’ex comandante della Tenenza dei Carabinieri di Arzano, accusato di essere stato organico al gruppo criminale in cambio di denaro e regalie. La vicenda giudiziaria non è ancora conclusa. Restano infatti altri tre imputati,all’epoca dei fatti minorenni, coinvolti in un ulteriore troncone del processo relativo alle minacce rivolte al cronista.
La prossima udienza è stata fissata per febbraio 2027. Intanto Rubio chiede un incontro urgente con il procuratore Nicola Gratteri e con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il giornalista intende rappresentare il proprio disagio per quanto accaduto nell’ultimo anno, durante il quale ha vissuto una situazione di tutela particolarmente delicata, segnata anche dalla richiesta di revoca della scorta nonostante i procedimenti giudiziari ancora in corso. Il caso era approdato anche in Parlamento, alimentando il dibattito sulle misure di protezione riservate a chi denuncia la criminalità organizzata.La nuova sentenza rappresenta un ulteriore passaggio giudiziario in una vicenda che ha riportato al centro il tema della sicurezza dei giornalisti impegnati a raccontare e denunciare le attività dei clan.
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