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Mistero attorno alla morte del giornalista Luigi Esposito, dal bossolo all’ipotesi della “doppia vita”

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Molti sono i dubbi che stanno emergendo, nelle ultime ore, circa la vicenda della morte di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista sportivo 53enne originario di Nocera Inferiore trovato morto carbonizzato in un terreno nei pressi di Eboli, nella notte tra sabato 18 e domenica 19 luglio.

La procura della Repubblica di Salerno, guidata da Raffaele Cantone, indaga a 360 gradi. Tutte le ipotesi al momento valide. Ci sono molti aspetti della vicenda ancora oscuri, che non è chiaro se abbiano una rilevanza ai fini delle indagini per l’omicidio.

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Luigi “Luca” Esposito, la morte del giornalista avvolta nel mistero

Ci sono forti dubbi che l’omicidio sia legato all’attività giornalistica. Esposito era opinionista sportivo. Difendeva le sue idee e il suo tifo granata, ma allo stato questa attività non sembrerebbe averlo esposto a rischi. Non risulterebbero contrasti con altre persone. E gli inquirenti tenderebbero ad escludere questa possibilità, anche se è ancora presto per trarre conclusioni.

Le indagini, a quanto si apprende da fonti investigative, si stanno concentrando al momento sugli aspetti che riguardano anche la vita personale. Esposito era molto riservato sulla sua vita privata. Non era sposato né fidanzato, aveva solo due sorelle che sentiva poco. Nella zona, peraltro, non ci sono telecamere. Non ci sarebbero nemmeno testimoni. Al momento non si esclude alcuna pista, dall’omicidio di impeto, ad una rapina o altro ancora.

La salma si trova attualmente nel reparto di medicina legale dell’ospedale di Eboli. L’autopsia, affidata al medico legale Gabriele Casaburi, è stata eseguita nel pomeriggio di ieri, martedì 21 luglio, ed è durata circa 5 ore. Mentre il dottor Giuseppe Raimo è stato nominato dalla famiglia in qualità di consulente tecnico. Tra gli altri dubbi da fugare anche l’ora del decesso e le cause della morte. I medici si sono presi 90 giorni per depositare la relazione.

Il giallo del bossolo: ferita alla testa non compatibile con colpo d’arma da fuoco

Il corpo, come detto, è stato ritrovato dai vigili del fuoco in una zona di aperta campagna dove si scarica di tutto. I pompieri erano intervenuti per estinguere un focolaio di sterpaglie, quando hanno fatto il ritrovamento. Il primo dubbio degli investigatori riguarda il bossolo che è stato trovato. Uno soltanto e lontano dal cadavere carbonizzato, vicino al quale non c’era nulla. Potrebbe non essere collegato alla vittima. O magari, attraverso il bossolo, il killer o i killer potrebbero aver mandato un messaggio, un avvertimento ad una terza persona al momento ignota, ragion per cui si continua a scavare senza sosta nella vita privata di Esposito: gli inquirenti stanno cercando di ricostruire le ultime ore e gli ultimi movimenti del giornalista.

La telecamera del Comune rimossa, l’auto lontana e l’ipotesi della “doppia vita”

Altro mistero è legato ad una telecamera rimossa. Era del Comune e doveva servire per la sorveglianza degli sversamenti illegali dei rifiuti. Pare sia stata eliminata da ignoti, ma ben prima della morte di Esposito. C’è poi la questione dell’auto. La zona del ritrovamento è piena di serre agricole. Il corpo era in un terreno in una stradina che porta all’interno delle serre. È una via alla quale si accede da una strada di passaggio. In zona, come detto, non ci sono altre telecamere.

L’auto di Esposito, dalla quale si è risaliti a lui, era posteggiata lungo la strada. Da lì il luogo dove è stato trovato il corpo della vittima dista circa 100 metri. La vettura ad ogni modo è stata sequestrata e analizzata dalla scientifica. Si cerca di capire, anche dalle tracce nel terreno, se ci siano state una o più persone con lui e se ci siano segni di trascinamento.

Infine, la storia dell’Arpac. Esposito, sul suo profilo Facebook, si spacciava per funzionario della Regione Campania e agli amici, stando ad alcune testimonianze, diceva di andare ad eseguire controlli presso aziende agricole e bufaline. Ma dall’Arpac è arrivata una pronta smentita, con Esposito che non risulterebbe inquadrato come loro dipendente e anche l’Ordine dei Biologi ha affermato che il giornalista non era iscritto all’albo. Si fa largo, dunque, tra le altre l’ipotesi di una “doppia vita” di Esposito: diceva di lavorare per l’Arpac ma così sembrerebbe non essere, e firmava i suoi articoli e servizi con il nome “Luca”, che non a caso è il vero nome di un dirigente Arpac (ovviamente estraneo alla vicenda).

Sulla questione del nome, tra l’altro, è intervenuto il direttore di Ottochannel, Pierluigi Melillo: “Era una cosa sua personale. Siamo increduli però per il fatto che dicesse di lavorare all’Arpac, fa pensare che avesse una doppia personalità, una doppia vita. Può darsi pure che si facesse chiamare Luca apposta, per dimostrare che lavorasse lì, nel caso di un controllo. Ma noi mica saremmo andati a controllare, e poi perché? Noi ci occupavamo di calcio e solo di calcio”.

 

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Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
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