“Reticenze e risposte incomplete, a distanza di otto anni”. Così Claudio Falleti, avvocato delle famiglie dei tre napoletani scomparsi in Messico dal 2018 e dei quali non ci sono più notizie.
Una vicenda dai contorni chiaro-scuri: Raffaele, Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, rispettivamente padre, figlio e nipote, erano a Tecalitlán, nello stato di Jalisco, quando apparentemente fermati per un controllo di polizia, sparirono nel nulla. Fondamentale, per le indagini, un audio inviato su Whatsapp da Antonio Russo al fratello Daniele: “Stavamo facendo benzina, quando è arrivata la polizia con un’auto e due moto. Ci hanno detto di seguirli. Adesso li stiamo seguendo, le moto davanti e l’automobile dietro”. Si tratta dell’ultimo contatto tra uno dei tre scomparsi, e le famiglie in Italia. Poi, il buio assoluto.
Napoletani scomparsi in Messico, l’avvocato di famiglia: “Autorità locali non collaborano”
Il caso resta aperto: il Comitato delle Nazioni Unite contro la Sparizione Forzata (Ced) a marzo ha preso il caso sotto il proprio monitoraggio, imponendo allo Stato messicano di fornire risposte dettagliate entro il 3 giugno prossimo e di adottare un piano concreto e strutturato di ricerca e indagine.
Anche il legale delle famiglie ha tempo fino al 3 agosto per depositare le proprie osservazioni ufficiali al Comitato per le Sparizioni Forzate delle Nazioni Unite, che sarebbero già corpose e circostanziate. “A distanza di oltre otto anni dalla scomparsa di Raffaele, Antonio e Vincenzo, ancora reticenze e risposte incomplete soprattutto sui rapporti tra forze di polizia e i narcos. Non ci siamo dimenticati dei nostri connazionali”, ha aggiunto Falleti, “le loro famiglie continuano a chiedere giustizia, verità e risposte concrete. Il tempo trascorso non cancella il diritto di sapere cosa sia accaduto ai propri cari né attenua il dovere delle istituzioni di accertare ogni responsabilità”.
Le indagini infatti sembrano essersi arenate da tempo. Nell’aprile del 2021, davanti al Tribunale distrettuale nello Stato di Jalisco, dove è avvenuta la scomparsa dei tre napoletani, si era concluso un primo processo con la condanna a 50 anni di reclusione per tre agenti della polizia locale. Durante l’udienza ci fu anche la clamorosa fuga durante la pausa del quarto imputato, Lidia Guadalupe, la centralinista della stazione della polizia, che ad oggi risulta ancora latitante.
La donna è considerata un elemento importante nell’inchiesta: fu lei a raccogliere la telefonata di Francesco Russo, fratello di uno dei tre scomparsi, e, in sostanza, a confermare che erano stati prelevati dalle forze dell’ordine messicane. Dopo otto anni, però, nessuna notizia.
