Paolo Sorrentino torna al Lido di Venezia con La Grazia, film d’apertura dell’82ª Mostra del Cinema, segnando il suo ritorno a un cinema più intimo e riflessivo. Interpretato da Toni Servillo, il film racconta la storia di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica italiano prossimo al termine del suo mandato. Vedovo, cattolico e giurista, De Santis deve affrontare decisioni morali complesse, tra cui la concessione della grazia a due prigionieri e la firma di una legge sull’eutanasia.
La partecipazione di Sorrentino alla Mostra
Paolo Sorrentino ha sfilato sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia 2025 il 27 agosto, in occasione della presentazione di La Grazia. Il regista ha scelto un look sobrio ed elegante, un completo scuro, camicia bianca e dettagli minimal. La sua presenza all’evento ha confermato ancora una volta la capacità di unire eleganza, riservatezza e autorevolezza, incarnando lo spirito riflessivo e sobrio del film. Tra fotografie ufficiali e interviste sul tappeto rosso, Sorrentino ha saputo essere protagonista senza mai sovrastare la narrazione della sua opera.
Un ritorno alla sobrietà stilistica
Dopo le sue opere più barocche come La grande bellezza e Youth, Sorrentino sceglie un approccio più sobrio e meditativo. Il film si distingue per una narrazione lenta e contemplativa, lontana dalle precedenti esagerazioni stilistiche. La Grazia appare come un’opera misurata, dove ogni gesto, parola e inquadratura è studiata per restituire profondità emotiva e morale e spingere lo spettatore ad un proprio pensiero critico.
Temi universali e attualità politica
La Grazia esplora temi universali come l’amore, la solitudine e la ricerca di senso, ma lo fa attraverso il prisma della politica. Il protagonista si confronta con dilemmi morali che riflettono le sfide etiche e sociali del nostro tempo, invitando il pubblico a riflettere sulla responsabilità individuale e collettiva. Le recensioni sembrano muoversi su un crinale dualistico: il film è al tempo stesso, come lo stesso regista ha definito un’opera d’amore processuale e un ritratto della figura dell’uomo bianco occidentale con un forte ruolo sociale, quasi imponente ma comunque vulnerabile. Storie di politica, riti, doveri e ambizioni si intrecciano senza mai disunire il protagonista, creando una figura collettiva e complessa, che ricorda l’“anti-Divo” in chiave contemporanea e tremendamente attuale.
Torino come scenario
Le riprese di La Grazia si sono svolte in diverse location di Torino, scelta da Sorrentino per la sua atmosfera aristocratica e intellettuale. Tra i luoghi utilizzati spiccano il Castello del Valentino e il Castello di Moncalieri, la cui eleganza barocca e fascino contribuiscono a creare l’ambiente ideale per raccontare la storia del Presidente mantenendo il tono dell’opera.
Con La Grazia, Sorrentino rompe con la tradizione del cinema politico italiano, proponendo una riflessione intima e personale sul potere e le sue implicazioni morali. Il film non offre risposte facili, ma stimola lo spettatore a confrontarsi con le proprie convinzioni e a interrogarsi sul ruolo dell’individuo nella società. In un’epoca di polarizzazione e incertezze, il film si presenta come un invito alla riflessione e al dialogo, pur mantenendo una forte componente emotiva e narrativa.
La Grazia non è solo un film sulla politica; ma vuole essere una riflessione sulla fragilità e la complessità dell’essere umano, anche quando riveste ruoli imponenti. Sorrentino ci ricorda che dietro ogni decisione pubblica ci sono dubbi, solitudine e piccoli gesti di umanità che spesso possono passare inosservati. In un’epoca in cui la spettacolarizzazione domina ogni narrazione, il regista ci offre uno spazio per fermarci, osservare e ascoltare attivamente.