Non ci pensò due volte prima di sacrificare la sua vita. Domenico Attianese, nel dicembre del 1986 agente di polizia fuori servizio, intervenne nella gioielleria Romanelli a Pianura dopo essere stato avvertito dalla figlia di quanto stava accadendo. Il poliziotto cercò di impedire ai rapinatori di portare a termine il colpo, ma durante una colluttazione venne raggiunto da un proiettile alla nuca, che gli risultò fatale.
La prima sezione della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa di Salvatore Allard, rendendo irrevocabile la condanna a 30 anni di reclusione stabilita dalla Corte d’Appello di Napoli.
A riaprire le indagini sono state nuove tecniche investigative, che hanno permesso di esaminare nuovamente gli elementi raccolti all’epoca. Tra questi, un’impronta digitale individuata su un portagioie.
L’esame dattiloscopico ha consentito agli investigatori di ricondurre il segno al dito anulare della mano destra di Allard. Secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato proprio lui a esplodere il colpo mortale durante lo scontro con il poliziotto.
Il Tribunale di Napoli, accogliendo le richieste del pubblico ministero antimafia Maurizio De Marco, aveva pronunciato la condanna a 30 anni in primo grado. La Corte d’Appello partenopea aveva poi rideterminato la pena a 22 anni, diventata ora definitiva dopo la decisione della Cassazione.
Per la stessa vicenda, il 10 dicembre 2025, la Corte d’Appello di Napoli ha condannato a 30 anni di carcere anche Giovanni Rendina.


