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Pozzuoli, i cittadini sfollati: ”Abbiamo visto la morte con gli occhi, ci sentiamo abbandonati”

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Una notte trascorsa all’aperto, tra paura, incertezza e poche informazioni. All’indomani del violento terremoto che ha colpito i Campi Flegrei, i cittadini di Pozzuoli raccontano le ore vissute lontano dalle proprie abitazioni, tra il timore di rientrare in casa e la richiesta di un’assistenza più efficace.

C’è chi denuncia la scarsità dei primi soccorsi ricevuti. «L’assistenza è arrivata solo verso le due di notte. Ci hanno portato una bottiglietta d’acqua e basta. Abbiamo dormito fuori, sull’asfalto. Solo stamattina è arrivata una cisterna d’acqua».

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Molti lamentano la mancanza di indicazioni chiare sull’emergenza e sullo stato delle abitazioni. «Abbiamo chiesto alla Protezione civile di avere informazioni sulle nostre case, ma nessuno ci ha saputo dire niente. Volevamo capire se potevamo rientrare oppure no».

Tra le testimonianze emerge il racconto di chi, durante la scossa, ha vissuto momenti di autentico terrore. «Io sono scioccata. In casa sentivo soltanto cadere gli oggetti. Quando sono uscita ho trovato anche il cancello chiuso e non riuscivo nemmeno a scappare. Per fortuna sono riuscita ad aprirlo e a mettermi in salvo».

Un’altra residente racconta la situazione della figlia, impossibilitata a rientrare nella propria abitazione. «La casa è completamente distrutta. Ho tremato davvero. Non avevo mai avuto paura in vita mia».

C’è chi vive a Pozzuoli da decenni e ammette di non aver mai provato una sensazione simile. «È la prima volta, in 70 anni che abito a Pozzuoli, che ho avuto davvero paura. E oggi ho paura anche di tornare a casa».

Oltre al timore per nuove scosse, pesa l’incertezza sul futuro. «Non sappiamo a chi dobbiamo rivolgerci. Nessuno ci dice cosa dobbiamo fare».

La notte trascorsa fuori casa ha lasciato il segno anche dal punto di vista fisico. «È stata una notte molto complicata. Non abbiamo dormito, siamo rimasti senz’acqua e non sappiamo più cosa fare».

Tra i sentimenti più ricorrenti c’è quello dell’abbandono. «Siamo demoralizzati. Ci sentiamo abbandonati».

Anche sull’assistenza ricevuta i cittadini esprimono forti perplessità. «No, non è stata sufficiente. Dopo due ore e mezza, quasi tre, sono arrivate alcune bottigliette d’acqua, ma sono finite subito. Eravamo scesi dalle nostre case senza acqua, con la paura addosso e senza sapere cosa sarebbe successo».

Le testimonianze raccolte restituiscono il clima di apprensione che si respira nelle aree maggiormente colpite dal sisma, dove centinaia di persone attendono ancora risposte sul destino delle proprie abitazioni e sull’evoluzione dell’emergenza.

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