Nel riquadro Vincenzo Spera

La sua scalata ai vertici del clan per la Procura l’aveva stabilita lo stesso boss Salvatore Petriccione, ‘fondatore’ del gruppo della Vanella Grassi. Invesitura che Petriccione ha poi smentito in aula (leggi qui l’articolo). Fatto sta che in poco tempo Vincenzo Spera ‘o nir era divenuto uomo di assoluta fiducia del clan nelle sue articolazioni (tre gruppi espressione dei tre quartieri dell’area nord, SecondiglianoScampia e San Pietro a Patierno). E’ quanto emerge dalle oltre mille pagine dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita nei mesi scorsi dagli uomini del commissariato di Scampia e da quelli della squadra mobile contro vertici e affiliati della ‘Nuova Vanella Grassi’ (leggi qui). Vincenzo Spera recentemente è stato condannato a sedici anni (leggi qui l’articolo).

L’importanza di Spera nella gerarchia della Vanella

L’importanza criminale di Spera chiarita in un’intercettazione ambientale del giugno 2018 in cui Enzo ‘o nir parla con Salvatore Lamonica di non voler avere problemi nella gestione delle piazze per non averne a sua volta con Petriccione a cui manifesta stima e rispetto. Una sorta di mini summit tra due ras di primo piano dell’organizzazione. «Non è una questione di paura, è proprio una questione di stima e come quando uno stima a una persona». Lamonica lo ascolta e gli dice:«E lui stima te, Enzo quello stima proprio a te! Quello per dire che devi stare tu fratello perchè ti stima e sa la cosa sua!Se tu per esempio corrispondi alla fiducia se ne frega di quello che fai!». Nell’ordinanza gli inquirenti tratteggiano il profilo criminale di Spera: già condannato per associazione di stampo camorristico e altri reati, Spera ha molte conoscenze criminali. Sa inoltre come fronteggiare i sodali della Vanella Grassi senza lasciarsi sfuggire di mano la situazione. Appare inoltre come in grado di far rispettare l’ordine gerarchico del clan fino alla scarcerazione di Petriccione.

Il rimprovero a Vincenzo Grimaldi ‘Bombolone’

Un rapporto radicalmente diverso da quello del capoclan con un altro ras emergente, Vincenzo Grimaldi, a capo della fazione di San Pietro a Patierno. Quest’ultimo in una lettera viene redarguito dal boss che gli intima di «essere più vicino alla famiglia» e non fare di testa sua.

La presunta lettera con l’investitura del nuovo reggente della Vanella inviata da Petriccione

Totor ‘o marenar in particolare ha respinto le accuse secondo cui avrebbe inviato una lettera dal carcere con il nome della persona incaricata di gestire il clan in sua assenza (leggi qui l’articolo). Ossia Vincenzo Spera. Il suo legale, l’esperto avvocato Domenico Dello Iacono, ha spiegato ai giudici che Petriccione, detenuto in carcere di alta sicurezza (AS) non avrebbe potuto in alcun modo far passare alcuna lettera visto che prima di ogni colloquio gli internati in tale regime penitenziario vengono perquisiti. Il penalista ha nello specifico citato l’articolo 37 del Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario. Secondo la Procura invece Petriccione, consapevole della mancanza di leadership riconosciuta dagli affiliati a Angelo Angrisano e dal ruolo sempre più preponderante assunto da Grimaldi che, da San Pietro a Patierno, aveva allargato il suo raggio d’azione, decise così una nuova investituta. Quella di Vincenzo Spera ‘o nir, che con lui aveva una comune militanza nel fronte scissionista.

Tre gruppi ‘espressione’ di tre quartieri

Il primo gruppo della Vanella Grassi è quello dei Grimaldi, operativi sull’area di San Pietro a Patierno e del rione Berlingieri. Si tratta degli eredi di Carmine Grimaldi ‘Bombolone’ , gruppo capeggiato dal figlio di quest’ultimo, il 32enne Vincenzo. Il secondo gruppo è quello degli Angrisano, insediati nella zona di Scampia e del Lotto G e Lotto P. Si tratta del gruppo capeggiato dal baby ras Alessio.  Ad esso si riconnettono alcuni soggetti ancora attivi nell’area di Secondigliano e costituenti un terzo blocco e facente riferimento proprio a Salvatore Petriccione, il fondatore del gruppo e Vincenzo Spera ‘o nir. Si è potuto accertare che, nel corso del tempo, i rapporti tra questi gruppi eterogenei hanno vissuto momenti di fibrillazione, Il principale – se non unico – interesse che li tiene uniti è infatti costituito dall’acquisto di ingenti quantitativi di stupefacente e la loro distribuzione attraverso il duplice sistema della vendita all’ingrosso (nei cosiddetti  ‘passaggi di mano’) e la cessione al dettaglio della droga attraverso il sistema delle piazze di spaccio.

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