Nel riquadro Giuseppe Pellecchia

Le estorsioni a Melito erano una cappa che gettava un’ombra cupa su centinaia e centinaia di famiglie. Al centro di questo sistema criminale per la Procura c’era Antonio Papa, presidente dell’Aicast. Era lui, secondo gli inquirenti, che indicava i commercianti da vessare, lui che gestiva tutto l’affare dei gadget pubblicitari ossia il racket mascherato utilizzato in paese (leggi qui l’articolo). Come scrivono i magistrati, in base alle indagini svolte dal Gico, c’era una «forma di controllo pressoché totale del territorio melitese da parte del clan. Ciò avveniva grazie anche alla diretta partecipazione alle attività criminali del Presidente dell’Aicast (prima Ascom) di Melito. Si tratta di un’associazione rappresentativa di plurime categorie commerciali/industriali/artigianali operanti nella città. Questa proprio in virtù di tale ruolo, era nelle condizioni di favorire il clan attraverso i rapporti con commercianti e imprenditori».

Il colloquio con un esercente di Peppe millecinque nella sede dell’Aicast

Accanto a Papa un’altra figura controversa, quella di Giuseppe Pellecchia indicato come una sorta di collegamento tra il presidente Ascom e gli Amato-Pagano. Dalle intercettazioni allegate all’ordinanza eseguita la scorsa settimana si evince la costante presenza di Pellecchia (conosciuto come ‘Peppe millecinque’) alle riunioni indette da Papa con i commercianti. In una intercettazione del marzo 2014 Pellecchia, alla presenza di Antonio Papa, indicava ad un esercente la quota spettante al clan come tangente:«Cioè, un 3 o 4%. Tu sai come lavoravamo noi. A noi questo 3 o 4% non ci è mai andato bene. Noi qualsiasi lavoro che chiudiamo è il 10%. Tonino ti ha spiegato la situazione. Ci dai 20mila euro a Pasqua e facciamo 5 e 5».

Le dichiarazioni del pentito Giovanni Illiano

A parlare di Pellechia e del suo gruppo è stato anche il pentito Giovanni Illiano, ex colonnello del clan e uomo di assoluta fiducia della famiglia Amato. In uno dei verbali racconta ai magistrati:«L’ho visto nei covi del clan, a via Cicerone parlare in maniera riservata con Mariano Riccio unitamente alla sua squadra, composta da Pinuccio Parisi, diverso dalla foto che ho visto prima, Andrea Severino e Giuseppe Pellecchia. In altre occasioni Vincenzo Nappi si fermava a parlare con noi. Ho visto Vincenzo Nappi nel garage a Melito covo di Riccio. Alla fine del garage, che credo consentisse il parcheggio di una trentina di macchine, vi era una stanza, a cui si accedeva tramite una porta, e qui noi del clan Amato-Pagano ci riunivamo quando dovevamo parlare di questioni delicate, per esempio veniva qualche esponente degli Abete, oppure della Vanella, o io stesso dovevo parlare di qualcosa di Mugnano con gli affiliati. In queso garage veniva anche Giacomo Miglaiccio, anzi preciso lui stava proprio là, nel senso che i fedelissimi di Mariano Riccio erano soliti riunirsi in quel garage».

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