“Riccia o Frolla? Con zucchero a velo o senza?”. Quesiti che, dopo mesi di chiusura, vengono riproposti ai clienti invitati alla riapertura, in via Toledo a Napoli, della storica pasticceria Pintauro dove nel 1818, ispirata da un dolce creato da una suora in un monastero di Amalfi, nacque la famosa sfogliatella.
Il restauro del locale ha preservato gli originali rivestimenti esterni ed interni in marmo risalenti al 1785 quando Pasquale Pintauro, prima di dedicarsi alla pasticceria, gestiva un’osteria. “Il dolce originario rielaborato da Pintauro togliendo la crema e l’amarena – ha spiegato uno degli esperti invitati alla riapertura – prendeva il nome dal convento ‘Santa Rosa’. Successivamente, si dice per evitare lo sbriciolamento a qualcuno non gradito, Pintauro ne fece una versione con pasta frolla ma stesso ripieno”.
Ideatore del progetto di recupero è l’imprenditore napoletano Francesco Bernardo, insieme al socio Davide Piterà. La pasticceria Pintauro, tra le prime nate in Europa, è parte integrante della tradizione napoletana tanto da essere utilizzata anche in qualche antico proverbio. E allora quando c’è qualcosa o qualcuno che per qualsiasi ragione attira l’attenzione di molti si dice ‘Azz tene folla Pintauro’ (Caspita, c’è folla da Pintauro).


