Rivolta dei giocatori del Napoli, parla Adl: “Ci tuteleremo in ogni sede, responsabilità del ritiro ad Ancelotti”

E’ arrivata la reazione della Ssc Napoli a quanto accaduto ieri e proseguito oggi con la scelta della squadra di andare via dopo l’allenamento. Il club prenderà provvedimenti duri contro i giocatori, ma ordina anche il silenzio stampa ed affida la responsabilità dei giorni di ritiro all’allenatore: “La Società comunica che, con riferimento ai comportamenti posti in essere dai calciatori della propria prima squadra nella serata di ieri, martedì 5 novembre 2019,  procederà a tutelare i propri diritti economici, patrimoniali, di immagine e disciplinari in ogni competente sede.

Si precisa  inoltre di aver affidato la responsabilità decisionale in ordine alla effettuazione di giornate di ritiro da parte della prima squadra all’allenatore della stessa Carlo Ancelotti. Infine comunica di aver determinato il silenzio stampa fino a data da definire”.

Cosa rischiano i giocatori

L’avvocato Edoardo Chiacchio a ‘Radio Marte’ ha parlato della decisione dei giocatori di non andare in ritiro: “Dinanzi a delle disposizioni di una società che coinvolgono l’aspetto contrattuale, il calciatore in quanto dipendente è tenuto ad osservarle. Quindi, se la società dispone di andare in ritiro, la squadra è tenuta ad andare in ritiro e se non lo fa viola il contratto e si espone a delle conseguenze. La società ha la possibilità di azionare le procedura con la multa fino al 5% dello stipendio. Il calciatore può sostituirsi in questo procedimento azionato dalla società ed esporre tutte le sue ragioni, poi ci sarà un contenzioso deciso dal collegio arbitrale. La posizione dei calciatori del Napoli è aggravata dal fatto che staff tecnico e medico ieri sera siano andati a Castel Volturno”.

Un altro retroscena per ricostruire la serata di ieri. Sarebbe stato Allan il leader dei rivoltosi ieri sera, stando a quanto da noi raccolto in queste ore: il centrocampista brasiliano, anche prima di Insigne, avrebbe affrontato a muso duro Edoardo De Laurentiis, che in quel momento era il massimo esponente della società vista l’assenza del padre, che aveva già lasciato il San Paolo, spiegandogli la decisione di non rispettare l’ordine del ritiro.

 

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