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Sospeso il processo sulla morte di Maradona, giallo sugli esami: “Erano del padre”

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Nuovo colpo di scena nel processo sulla morte di Diego Armando Maradona, in corso a San Isidro, in Argentina. Le udienze sono state sospese dopo che la difesa ha sollevato dubbi sull’attribuzione di alcuni esami medici depositati nel procedimento.

Secondo i legali, i risultati relativi agli esami renali non sarebbero del campione, ma di suo padre, don Diego, morto nel 2015. Una circostanza che potrebbe avere conseguenze sul dibattimento, considerato che la documentazione riguarda le condizioni di salute del calciatore prima della sua morte.

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Il presidente del tribunale, Alberto Baqué, ha disposto una verifica per accertare a chi appartengano realmente gli esami. La questione sarà esaminata il 27 agosto, data in cui il procedimento dovrebbe riprendere.

Il processo vede imputati sette operatori sanitari, accusati di negligenza per le cure prestate a Maradona nei giorni precedenti al decesso. Il campione è morto il 25 novembre 2020, a 60 anni, nella sua abitazione di Tigre, circa due settimane dopo un intervento chirurgico per un ematoma subdurale.

Secondo l’accusa, l’équipe incaricata della sua assistenza avrebbe commesso gravi omissioni nella gestione delle sue condizioni di salute, contribuendo al peggioramento che portò alla morte. Il dibattimento era già stato segnato da una precedente interruzione e ora dovrà fare i conti con un nuovo elemento destinato a essere approfondito dai giudici.

Il pm sullo scandalo delle cartelle cliniche al processo Maradona: “Tesa una trappola”

“Solo chi ha teso la trappola poteva sapere dove fosse nascosta”.

Così Patricio Ferrari, uno dei pm del processo sulla morte di Maradona, ha commentato alla stampa prima di entrare in tribunale lo scandalo delle cartelle cliniche scambiate che potrebbe derivare adesso in un secondo clamoroso annullamento dell’intero giudizio.
    Successivamente, già durante il dibattimento, Ferrari ha preso la parola per denunciatre “un’operazione mediatica con l’obiettivo di confondere le acque”.

“Ci hanno ingannato, hanno commesso un reato e ora vogliono far cadere il processo quando è quasi concluso (…) ma mi dispiace dirlo, non gli è servito a nulla, non riusciranno a farlo cadere”, ha quindi aggiunto.
    L’ennesimo colpo di scena nel processo che vede imputati i sette medici che avevano in cura Maradona durante la degenza successiva a una delicata operazione alla testa per la rimozione di un ematoma subdurale è avvenuto mercoledì. Una delle cartelle cliniche usate nella perizia degli esperti dell’accusa è risultata infatti appartenere al padre del calciatore, un episodio per il quale adesso viene additata la responsabilità dell’assicurazione privata di salute (Swiss Medical) a cui aderiva il defunto campione del Napoli e della nazionale argentina.
    Al termine del suo intervento il pm Ferrari, insieme all’avvocato delle figlie di Diego, Fernando Burlando, ha richiesto di perquisire gli uffici dell’assicurazione sanitaria e le due cliniche dove Maradona era stato curato, al fine di sequestrare le cartelle cliniche originali.

 

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