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Spari in centro a Napoli, Vincenzo Rubino incastrato dalle frasi dell’amico

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Spari in via San Sebastiano, il caso è chiuso. Due giorni fa infatti è stato arrestato Vincenzo Rubino, 20enne del Rione Sanità, amico di Giuseppe Muscariello, già fermato per la sparatoria costata il ferimento del barista Germano Saponara. A ‘tradire’ Rubino le dichiarazione dell’autore degli spari: «Sapeva che ero armato, gli dissi di stare attento alle guardie». Secondo l’accusa Muscariello e Rubino erano insieme quella notte: Rubino guidava lo scooter Sh su cui era presente come passeggero Muscariello che, per guadagnarsi la fuga dopo una lite, fece fuoco per intimidire gli inseguitori. I due rispondono in concorso di pubblica intimidazione con uso di armi e detenzione e porto di pistola, reati aggravati dal metodo mafioso. Un’indagine lampo conclusa brillantemente dagli uomini della squadra mobile (guidate dal dirigente Mario Grassia). Il 20enne si è difeso sostenendo di non sapere che l’amico fosse armato, dichiarazione che contrasta con quanto dichiarato da quest’ultimo. All’origine degli spari un litigio che Muscariello, vicino ad ambienti del clan Savarese del Rione Sanità, avrebbe avuto con un esponente del clan Lepre del vicino Cavone di piazza Dante. Quella sera tra i due erano volati degli schiaffi fino a che Muscariello non si era allontanato velocemente e, per guadagnarsi la fuga, aveva deciso di utilizzare la pistola che aveva con sè.

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