Fino a 300 euro per i Green Pass falsi ma “non funzionano”, i truffati vengono ricattati

Gli agenti della Squadra Mobile hanno effettuato un controllo in vico Tavernola alla Sanità presso l’abitazione di un uomo dove hanno rinvenuto una postazione informatica dotata di computer, due stampanti, di cui una a nastro per la stampa su documenti elettronici, 43 marche da bollo raffiguranti l’effigie del Comune di Napoli, materiale utilizzato per la fabbricazione e plastificazione di documenti da falsificare, un “Green Pass” e tre carte d’identità elettroniche false di cui due senza intestazione. Carmine Conforti, 52enne napoletano con precedenti di polizia, è stato arrestato per possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.

Fino a 300 euro per i Green Pass falsi ma “non funzionano”, i truffati vengono ricattati

Falsi Green Pass, ad un prezzo che può arrivare fino a 300 euro l’uno, venduti attraverso dei gruppi su Telegram. Per chi si oppone alla certificazione verde poteva sembrare un’occasione d’oro per muoversi liberamente all’interno dei locali senza dover pagarsi un tampone né vaccinarsi, ma in realtà era una truffa: quei codici QR, semplicemente, non funzionavano. E, alla faccia della privacy tanto sbandierata, per richiederli occorreva fornire a perfetti sconosciuti dati sensibili come quelli presenti nella carta d’identità, nel codice fiscale e nella tessera sanitaria.

Un vero e proprio business, quello messo in piedi dai falsari per truffare i contrari al Green pass ma desiderosi di passare un’estate senza limitazioni. Sembrava un piano perfetto, con tanto di tariffe (fino a 300 euro per un singolo green pass, 500 euro per due, 900 euro per quattro), ma i primi che avevano pagato e ricevuto il green pass in formato digitale si sono presto accorti che il codice QR non funzionava. Intanto, però, tramite i gruppi Telegram erano stati venduti centinaia di green pass, tanto falsi quanto inutili.

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