HomeCronacaTorna libero il nipote di Zagaria, scarcerato in Spagna dopo pochi giorni

Torna libero il nipote di Zagaria, scarcerato in Spagna dopo pochi giorni

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Filippo Capaldo, nipote del boss Michele Zagaria torna libero. E’ quanto stabilito dal giudice iberico che ha disposto degli obblighi nei confronti dell’autorità giudiziaria spagnola per il parente del capoclan ‘Capastorta’.

Filippo Capaldo è stato tratto in arresto a Tenerife dalla polizia spagnola poiché coinvolto nell’inchiesta della Dda di Napoli sugli affari della fazione Zagaria del clan dei Casalesi con 44 indagati complessivi da cui 23 destinatari di misure cautelari.

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Torna libero il nipote di Zagaria, scarcerato in Spagna dopo pochi giorni

Per l’arresto del nipote del capoclan ‘Capastorta’ gli agenti di polizia sono passati attraverso un balcone e hanno fatto irruzione nell’abitazione dove Filippo Capaldo a Tenerife. Filippo Capaldo, assistito dall’avvocato Giuseppe Stellato era il cassiere del clan ‘a distanza’. A capo del sodalizio ci sarebbero stati gli zii nonché fratelli del capoclan, Antonio e Carmine Zagaria. Dopo il suo trasferimento a Tenerife nel 2019, dopo essere stato scarcerato, Capaldo oltre che occuparsi della cassa comune del clan si sarebbe occupato degli investimenti in settori all’apparenza legali, come l’immobiliare o il noleggio auto.

Tra le attività riconducibili a Capaldo, figlio di Beatrice Zagaria e nipote ‘prediletto’ del boss Michele, ci sarebbe la Enza Oro Café, un lounge bar a Tenerife in cui Capaldo avrebbe impiegato la somma di 100mila euro. La provvista, ricostruiscono gli inquirenti, sarebbe arrivata a lui attraverso un’altra società, la Jolly Market di San Marcellino, di Alfonso Ottimo (finito in carcere) che sarebbe stato in affari con lo stesso Capaldo.

Ottimo, a sua volta, avrebbe ricevuto il denaro da Vincenzo Pellegrino (indagato a piede libero) che – ancora – avrebbe incassato la somma dalla società spagnola Insuta – riconducibile ad Armando Orlando, indagato a piede libero e ritenuto partecipe al clan Polverino di Marano – come caparra fittizia per l’acquisto di una casa a Dubai, del valore di 560mila euro, che lo stesso Capaldo avrebbe assegnato fittiziamente a Pellegrino.

Dagli atti dell’inchiesta emergono dettagli anche sulle altre attività dei Capaldo in Spagna. Oltre alla Enza Oro Café, compaiono il Gruppo Cattleya Tenerife, società di noleggio automobili intestata ai fratelli di Filippo Capaldo; e la Immobiliaria y Gestion Italiana, società che si occupa di gestione e amministrazione del patrimonio immobiliare di cui sarebbe amministratore lo stesso Capaldo.

Riguardo la detenzione della cassa del clan di Filippo Capaldo, dagli atti di indagine emerge l’interesse della famiglia Nobis che si è mostrata solidale con gli Zagaria. Dopo una lunga detenzione Raffaele Nobis, il fratello di Salvatore Nobis alias ‘Scintilla’ detenuto al 41 bis vuole rientrare negli affari del clan e si consulta con Carmine Zagaria per capire chi è il cassiere.

Carmine Zagaria rivela a Raffaele Nobis che è il nipote Filippo Capaldo il gestore della cassa del clan seppur trasferitosi a Tenerife. Raffaele Nobis chiede a Zagaria di “fare qualcosa per il fratello Salvatore”. Zagaria lo rassicurò sul fatto che “Dobbiamo tirare Salvatore da lì dentro (dal carcere), qua la gente pensa che si dimentica di noi (del clan), piano piano sistemiamo tutto”.

Zagaria poi sottolinea che “bisogna aspettare la scarcerazione di Salvatore per fare cose più grandi”. L’incontro tra Nobis e Zagaria sarebbe avvenuto in una masseria.

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Redazione Internapoli
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