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giovedì, Luglio 7, 2022
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Tremano camorra e politica a Sant’Antimo, c’è un nuovo collaboratore di giustizia


C’è un nuovo collaboratore di giustizia che sta facendo tremare la mala di Sant’Antimo, una nuova gola profonda che potrebbe appesantire, ancora di più, la posizione dei soggetti coinvolti nell’operazione ‘Antemio’ che portò all’esecuzione, delle misure cautelari nei confronti di 59 persone (in totale 108 indagati). Si tratta di Antonio Iorio, giovane esponente ritenuto dagli inquirenti legato al clan Verde, condannato in primo grado nel processo col rito Abbreviato a due anni e 3 mesi di reclusione.

Iorio, secondo gli inquirenti, si occupava soprattutto di estorsioni. Era uno dei ‘registi’ del periodo delle bombe, che per alcuni mesi ha scosso la comunità di Sant’Antimo. Il nuovo collaboratore di giustizia conosce però anche legami tra il mondo della camorra, quello dell’imprenditoria e della politica. Anche lui fu arrestato nell’ambito dell’operazione ‘Antemio’, che fece emergere un sistema illecito e marcio nella comunità santantimese. Furono 59 i soggetti finiti sotto inchiesta con le accuse, a vario titolo, dei reati di associazione mafiosa e concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione elettorale, tentato omicidio, porto e detenzione di armi da fuoco e di esplosivo, danneggiamento, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, minaccia, turbata liberta’ degli incanti, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, favoreggiamento personale, rivelazione di segreti d’ufficio, tutti reati commessi al fine di agevolare le attivita’ dei clan camorristici Puca, Verde e Ranucci operanti nel Comune di Sant’Antimo e limitrofi.

Alcuni hanno scelto il rito abbreviato (per i quali già è stata emessa sentenza di primo grado, tra cui lo stesso Iorio, ndr), mentre altri hanno optato per il rito ordinario, tutt’ora in corso presso il tribunale di Napoli.

Il sistema di Sant’Antimo

Accertato il condizionamento delle elezioni comunali svolte nel giugno 2017 nel Comune di Sant’Antimo (Napoli), sciolto il 20 marzo scorso per infiltrazioni mafiose.

Dalle indagini e’ emersa una “capillare campagna di voto di scambio” e una “incalzante opera di compravendita di preferenze” con una tariffa di 50 euro per ogni voto “a favore di candidati del centrodestra”. Alle elezioni del 2017 vinse il centrosinistra al ballottaggio, dopo un primo turno favorevole per il centrodestra. Il controllo del Comune di Sant’Antimo da parte della criminalita’ organizzata locale risulta proseguito anche dopo le elezioni, come documentato dallo sviluppo delle investigazioni. Infatti, a seguito della mancata affermazione elettorale, la strategia criminosa e’ stata finalizzata da un lato a far decadere quanto prima la maggioranza consiliare e dall’altro a mantenere, malgrado un’amministrazione di diverso schieramento politico, il controllo sull’ufficio tecnico del Comune. 

43MILA EURO IN CONTANTI SEQUESTRATI AL CAPO UFFICIO TECNICO DEL COMUNE

Durante l’operazione contro i clan di Sant’Antimo  i militari hanno scoperto e sequestrato oltre 43mila euro in contanti nell’appartamento del capo dell’ufficio tecnico del Comune di Sant’Antimo. L’uomo, raggiunto dalla misura della custodia cautelare in carcere, aveva nascosto la somma, suddivisa in banconote da 100, 50 e 20 euro, in diverse stanze dell’abitazione.

ARRESTI CLAN SANT’ANTIMO: “MERCIMONIO DI VOTI DA OLTRE 10 ANNI”

I condizionamenti della camorra nell’attivita’ amministrativa di Sant’Antimo,secondo la procura di Napoli erano massivi e prolungati nel tempo, persino decennali. Il tutto avveniva anche “attraverso l’illecita ingerenza durante le tornate elettorali”. È quanto si legge nell’ordinanza firmata dal Gip del tribunale di Napoli Maria Luisa Miranda. L’attivita’ di indagine posta in essere dai carabinieri del Ros ha fatto emergere la “commissione di condotte finalizzate ad assicurare un alto livello di condizionamento operato dal clan Puca nelle tornate elettorali avvenute a Sant’Antimo nell’ultimo decennio”, dal 2007 fino all’ultima avvenuta nel 2017. Il comune di Sant’Antimo e’ “da anni afflitto da un inquietante mercinomio di voti – si legge nell’ordinanza – tale da fare venire meno uno dei principi cardine sui cui si fonda la nostra democrazia, ovvero quello della libera consultazione elettorale”.

Le indagini, infatti, hanno dimostrato che c’e’ stata una “reiterata e massiccia “vendita” di voti da parte di elettori” che hanno scelto di “abdicare al loro diritto/dovere costituzionale di esprimere un voto personale, eguale, libero e segreto”. Tutto questo, avveniva perche’ i tre clan di Sant’Antimo (Puca, Verde e Ranucci) miravano, in perfetta sinergia tra di loro, a mantenere il controllo dell’ente ed in particolare dell’ufficio tecnico comunale che assicurava “lauti guadagni e potere di controllo”.

 

 

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiamo Il Roma
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