Le piscine i cui bocchettoni di aspirazione non rispettano gli standard di legge dovranno chiudere. È la stretta contenuta in un emendamento al decreto legge Sport, in discussione in Aula alla Camera.
La proposta di modifica, di natura bipartisan, è stata presentata dalla commissione Cultura e raccoglie il sostegno di tutti i gruppi parlamentari. L’intervento matura al termine di un’estate segnata da una serie di incidenti mortali negli impianti idrici italiani, che hanno coinvolto soprattutto minori.
Troppe morti in piscina, arriva la stretta: stop ai bocchettoni fuori norma
La norma si applica, senza distinzioni, a ogni tipo di impianto: piscine pubbliche, private, aperte al pubblico o a uso collettivo. Dove le prese d’aspirazione non risultino a norma e la carenza non venga sanata, è prevista la chiusura della struttura. L’obiettivo è impedire che i flussi di aspirazione generino situazioni di pericolo per chi entra in acqua.
A illustrare la ratio dell’intervento è stato il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Paolo Barelli, che ha collegato la proposta anche agli ultimi episodi di cronaca: l’emendamento nasce, ha spiegato, “anche alla luce degli ultimi incidenti, in modo da garantire che nelle piscine ci siano tutte le attenzioni previste dal punto di vista tecnologico per evitare che i flussi di aspirazione comportino rischi per i bagnanti”.
Sul contenuto tecnico è intervenuta la deputata della Lega Laura Cavandoli, che ha ricordato come la misura riguardi “tutte le piscine, pubbliche, private, aperte al pubblico o collettive”. Tra le proposte sul tavolo c’è anche quella della deputata del M5S Gilda Sportiello, che rivendica la paternità di una modifica specifica sui dispositivi di sicurezza. “Uno dei problemi più gravi riguardanti la sicurezza delle piscine, che ha portato alla morte di troppi minori, è quello del fenomeno del risucchio generato dai bocchettoni”, afferma. Un rischio, sottolinea, che “non riguarda solo il rischio di intrappolamento dei capelli, ma che può coinvolgere anche altre parti del corpo”.
La proposta, spiega Sportiello, imporrebbe a proprietari e gestori di verificare, prima di ogni utilizzo dell’impianto, che i bocchettoni siano protetti da griglie integre e conformi alla legge. Da qui l’appello “a tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, per sostenere e approvare subito questa misura”.
Un’estate di tragedie in piscina
La stretta arriva al termine di settimane drammatiche. Il caso più recente è quello di Monterotondo, alle porte di Roma, dove un bambino di 5 anni è morto dopo un malore mentre si trovava in acqua con il centro estivo: un episodio ancora da chiarire e, allo stato, distinto dagli incidenti da risucchio. A questi ultimi si legano invece le tragedie precedenti. Il 15 luglio Alice, 11 anni, originaria della provincia di Bergamo, è rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone della piscina dei bagni Segesta, a Sestri Levante: trasferita in condizioni disperate al Gaslini di Genova, è morta due giorni dopo, e la procura indaga per omicidio colposo. Il 18 luglio una bambina di 4 anni ha perso la vita nella piscina di un hotel di Milano Marittima.
Pochi giorni prima, il 9 luglio, un’altra bambina era rimasta incastrata con una gamba nella pompa di ricircolo di una piscina del Trevigiano, salvandosi grazie allo spegnimento dell’impianto. Ad aprile Matteo, 12 anni, era morto nel Riminese dopo essere rimasto impigliato sott’acqua, mentre nello stesso periodo un altro minore aveva perso la vita in un episodio analogo in provincia di Latina. Secondo l’Istituto superiore di Sanità, dal 2022 le vittime di incidenti nelle piscine italiane sono state 75, per più della metà minori di 12 anni.

