Un covo di Marco Di Lauro sul Corso Secondigliano:«Fecero un blitz ma riuscì a non farsi prendere»

Carlo Capasso non è soltanto un collaboratore di giustizia. Carlo Capasso è il grande accusatore di Marco Di Lauro, è colui che ha aiutato i magistrati a conoscere quello che per anni è passato alle cronache come ‘il fantasma di Secondigliano’. Questo perchè Capasso con i Di Lauro ci è cresciuto prima di entrare stabilmente nel clan come uno dei baby killer al soldo della cosca negli anni cruenti della prima faida. Nei verbali che racchiudono le sue dichiarazioni ci sono molti aneddoti sugli anni di latitanza di ‘F4’. Un retroscena tra i tanti emersi merita una speciale menzione: il racconto del covo usato dal superlatitante per alcuni mesi su Corso Secondigliano e la storia di un blitz delle forze dell’ordine a cui Di Lauro junior riuscì a sfuggire. Il racconto parte dal riconoscimento fotografico di ….., persona nell’orbita del clan che fu svegliato nel cuore della notte dalle forze dell’ordine che lo accompagnarono presso un appartamento che l’uomo aveva preso in affitto e che, per gli inquirenti, speravano fosse uno dei covi. Era il 2005.

Un volta entrati si dava inizio alle operazioni di perquisizione che davano esito negativo nel senso che non venivano trovate persone all’interno dello stesso. Questo episodio riscontra
inequivocabilmente quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia rispetto al coinvolgimento di….. nel reato di favoreggiamento: «Questi ha partecipato alla gestione della latitanza di Marco Di Lauro in quanto a lui era stata intestata la casa al Corso Secondigliano dove Marco ha svolto la latitanza, in questa casa sono intervenute le forze dell’ordine quando Marco era presente e nascosto all’interno dell’appartamento, ma le forze di polizia non lo hanno trovato. …..sapeva che la casa che si intestava serviva alla latitanza di Marco Di Lauro, in quanto su quella casa gli portava il cibo ed i vestiti. In alcune occasioni so che ha ricevuto anche dei bigliettini contenenti messaggi che Nunzio Talotti gli dava per farli arrivare a Marco. Anche nel 2005 la latitanza dì Marco veniva curata da Talotti, anche se il clan era gestito da Giuseppe Pica. Mi ricordo che anche attualmente il …. ha buoni rapporti con Talotti, nel senso che agli inizi del 2009 il…..informò Talotti che gli era stato chiesto dal clan Amato-Pagano, non so su ordine di chi del clan, di fornire informazioni circa la localizzazione mia e dello stesso Talotti per ucciderci; egli disse tutto a Talotti».