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martedì, Maggio 17, 2022
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Enti locali: i partiti perdono la scelta dei revisori


Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (20 marzo 2012) del Decreto 23/2012 del Ministero dell’Interno i Consigli comunali hanno perso l’importante funzione di scegliere autonomamente i propri revisori dei conti anche se si dovrà attendere ancora qualche mese prima che la nuova procedura del sorteggio diventi pienamente operativa.
Il decreto, attuando la riforma contenuta nella manovra estiva varata dall’allora governo Berlusconi, prevede che i futuri revisori siano estratti a sorte da un elenco regionale al quale possono iscriversi commercialisti e revisori con determinati requisiti di anzianità e di qualificazione professionale (per ogni approfondimento si rinvia al sito dell’Ordine dei Commercialisti di Napoli all’indirizzo www.odcec.napoli.it).

In pratica, una volta definiti gli elenchi e dopo il via libera ufficiale del Ministero, i Comuni dovranno segnalare alla Prefettura la scadenza dei revisori in carica, consentendo così alla stessa di indire le operazioni di sorteggio dei revisori dall’elenco in una pubblica sessione.
I revisori estratti dovranno poi essere nominati ufficialmente dal Consiglio comunale che così vedrà ridotta la sua funzione politica a una semplice ratifica.
Il decreto, le cui conseguenze non sono ancora state apprezzate pienamente dai partiti e dagli amministratori locali, è destinato a produrre un cambiamento epocale nel sistema di controllo dei conti degli enti locali, rispetto al quale, però, sono assolutamente ignoti e imprevedibili gli effetti concreti.

Intanto, gli Ordini dei Commercialisti, pur non contestando il metodo del sorteggio, criticano fortemente la gran parte delle disposizioni del decreto con particolare riguardo a quelle che disciplinano le modalità di formazione e di aggiornamento dell’elenco.
Infatti, per diventare revisori in comuni superiori ai 5.000 abitanti, oltre al sorteggio, occorrerà avere già svolto la funzione di revisore in un ente locale, e non basterà averlo fatto in un ente privato, oltre alla maturazione di crediti formativi in materia e ad almeno cinque anni di iscrizione all’albo.
Quei professionisti, anche giovani, che non hanno mai svolto la funzione di revisore, dovranno accontentarsi della possibilità di iscriversi nella fascia 1 dell’elenco, quella cioè che permette l’estrazione a sorte unicamente per il revisore unico dei comuni con una popolazione inferiore a 5.000 abitanti, e sempre che abbiano presentato domanda di svolgere la funzione di revisore in un qualsiasi ente locale entro la data di entrata in vigore del decreto (4 aprile 2012) e che abbiano maturato crediti formativi in materia.
Per i giovani commercialisti napoletani sarà dunque un bel problema questo, visto che i comuni napoletani con popolazione inferiore a 5.000 abitanti sono appena 10 . Considerato che l’elenco è regionale non resterà attendere che la sorte li guidi verso le altre province campane, dove i comuni con meno di 5.000 abitanti sono 321.
Insomma, una riforma probabilmente necessaria, visto il cattivo uso politico della nomina dei revisori da molto tempo già segnalato dalla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori, ma certamente pensata e scritta male, che ancora farà discutere, tra incertezze attuative, antidemocraticità ed eccessiva regolamentazione.

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