Il giornalista Roberto Paolo, caporedattore del quotidiano “Roma”, autore del “Il caso non è chiuso – La verità sull’omicidio Siani” è stato ospite ieri, a Marano, nella Sala Cavallo del municipio di Corso Umberto I, per parlare del suo ultimo libro, su iniziativa dell’Associazione Nazionale Finanzieri, alla presenza del Generale dei Carabinieri Lorenzo Berardengo, del Tenente Francesco Tessitore, in rappresentanza del Comandante Provinciale Generale Antonio De Vita, del funzionario della Prefettura di Napoli, Angelo Savino, del Cancelliere Raffaele Esposito, della Segreteria del Procuratore della Repubblica di Napoli Giovanni Colangelo, del dirigente comunale Luigi De Biase, in rappresentanza dell’amministrazione, del Maggiore Pierpaolo Atzori della Stazione Aeronavale della Guardia di Finanza Napoli, del Capitano Michelangelo Tolino della Compagnia della Guardia di Finanza Pozzuoli, entrambi in rappresentanza dei rispettivi comandanti di Reparto e Gruppo, Colonnello Stefano Bastoni e Angelo Andreozzi. Presente anche l’ing. Francesco Agliata, in rappresentanza dell’Ordine degli Ingegneri, il luogotenente dell’Arma Alessandro Covino, il luogotenente Cosimo Riccio, comandante della stazione marittima dei Napoli, il marescialllo dell’Interforze Michele Palladino, gli avvocati Loredana Pollio e Antonio Cavallo. Presenti anche o rappresentanti dell’Associazione Carabinieri. L’incontro è stato moderato dal giornalista Angelo Covino.
Chi ha ucciso realmente Giancarlo Siani? Sono davvero tre i clan (Giuliano, Gionta e Nuvoletta), che hanno partecipato alla pianificazione del delitto? Chi è ora in carcere per l’omicidio Siani, non c’entra nulla con l’intera vicenda? Sono davvero i 2 sicari condannati all’ergastolo quelli che uccisero il cronista de “Il Mattino”, al Vomero, il 23 settembre dell’85? Oppure ci troviamo di fronte ad un nuovo caso di errore giudiziario? Sta di fatto che a tre decenni dopo, il giallo rivive. E a mettere in discussione l’impianto accusatorio.
Un viaggio quello di Paolo, che inizia da spunti investigativi e da alibi che, a suo dire, non reggono, come quello di Alfonso Agnello, uomo dei Gionta. Agnello fu il primo nome accostato all’omicidio Siani dagli inquirenti. Oppure di un articolo di Giancarlo, che denunciò le probabili connivenze, tra politica e camorra, nell’affare cooperative tra ex detenuti a Napoli e Torre Annunziata, nel post-terremoto. “In pratica Siani non è stato ucciso perché scrisse che i Nuvoletta tradirono i Gionta. Il vero motivo è altro – economico, non di alleanza criminale”. Davvero è convinto che Armando Del Core e Ciro Cappuccio, non siano i veri esecutori di questo delitto? «Con onestà: tutte le prove, i dati di fatto, le testimonianze inedite che io ho raccolto portano a escludere che siano loro ad aver ucciso Siani. E io arrivo a dare un volto e un nome a quelli che probabilmente furono i veri killer».
Un primo risultato, l’autore già lo ha ottenuto, perché la procura ha riaperto il fascicolo avviando un minuzioso lavoro di indagine. Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi. Insomma un lavoro appassionato quello di Paolo, trovato interessato dal pubblico presente e dagli stessi lettori.

