HomeAttualitàCaldo record a Napoli, ecco dove sono stati raggiunti i 48 gradi

Caldo record a Napoli, ecco dove sono stati raggiunti i 48 gradi

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Alla Stazione Centrale di Napoli e al mercato ortofrutticolo di Afragola battuto ogni record per il caldo, infatti sono raggiunti i 48 gradi. E’ quanto rilevato da Legambiente Campania che ha monitorato 10 hotspot termici, dieci aree della regione che negli ultimi 10 anni hanno rilevato temperature medie al suolo.

Il mercato ortofrutticolo di Afragola è un punto emblematico, secondo Legambiente, “perché unisce intensità d’uso, grandi spazi asfaltati e forte esposizione al sole. Qui il caldo non è soltanto un disagio ambientale: incide sulle condizioni di chi lavora, sui tempi e sulle modalità della movimentazione delle merci, sulla permanenza negli spazi esterni e sulla qualità complessiva del luogo. È un hotspot che rende evidente quanto il surriscaldamento abbia anche una dimensione produttiva e sociale”.
La Stazione Centrale “è uno dei punti più eloquenti della mappa, perché concentra traffico, asfalto, superfici dure, flussi continui e assenza di reale sollievo climatico. In un nodo così intenso, il caldo non colpisce solo chi lavora o transita, ma mette in evidenza l’inadeguatezza di molti spazi di mobilità ad affrontare le ondate di calore. È un hotspot che parla di infrastruttura, ma anche di vulnerabilità urbana e di disuguaglianza nell’accesso a luoghi freschi e sicuri”.

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Caldo estremo, le parole della presidente Legambiente Campania

“Il caldo estremo- commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania– non è solo una questione climatica, ma anche urbanistica, ambientale e sociale. I punti più caldi coincidono spesso con i luoghi in cui si concentrano funzioni, traffico, lavoro, produzione e vulnerabilità, rendendo ancora più urgente intervenire con strategie di adattamento mirate: più alberi, più ombra, più permeabilità del suolo, più spazio pubblico vivibile e una maggiore attenzione alle aree produttive e ai quartieri più esposti. La giustizia climatica deve diventare una priorità dell’agenda politica degli amministratori e della regione. Significa progettare ogni nuova opera pubblica da piazze a strade e scuole secondo criteri bioclimatici, rafforzare il verde urbano, creare corridoi ecologici e sviluppare una rete diffusa di rifugi climatici di comunità. La Giunta campana si faccia promotrice del primo Piano Sociale regionale per il Clima in Italia per proteggere le fasce più vulnerabili e rendere i territori più resilienti di fronte a ondate di calore ed eventi estremi”.

I punti attenzionati da Legambiente

Legambiente Campania ha individuato 10 hotspot termici stabili, dieci punti del territorio che nel tempo si sono scaldati più del contesto circostante, diventando segnali di vulnerabilità climatica. Non si tratta di semplici anomalie, ma di luoghi in cui il caldo si accumula, persiste e si traduce in un impatto concreto su chi li abita, li attraversa o ci lavora. Per individuarli, e’ stato analizzato l’andamento termico del territorio campano nel periodo 2015-2025, utilizzando i dati del sensore termico a bordo dei satelliti Landsat 8 e Landsat 9.

Sono state individuate le aree in cui il calore si è concentrato con maggiore continuità nel tempo. Un hotspot termico è un’area che, rispetto al contesto circostante, presenta valori di temperatura del suolo sistematicamente più elevati e una maggiore esposizione al surriscaldamento. Rappresenta quindi un segnale di vulnerabilità climatica e territoriale.

Mercato ortofrutticolo di Afragola – 48°C Il mercato ortofrutticolo di Afragola è un punto emblematico perché unisce intensità d’uso, grandi spazi asfaltati e forte esposizione al sole. Qui il caldo non è soltanto un disagio ambientale: incide sulle condizioni di chi lavora, sui tempi e sulle modalità della movimentazione delle merci, sulla permanenza negli spazi esterni e sulla qualità complessiva del luogo. È un hotspot che rende evidente quanto il surriscaldamento abbia anche una dimensione produttiva e sociale.

Stazione Centrale di Napoli – 48°C La Stazione Centrale è uno dei punti più eloquenti della mappa, perché concentra traffico, asfalto, superfici dure, flussi continui e assenza di reale sollievo climatico. In un nodo così intenso, il caldo non colpisce solo chi lavora o transita, ma mette in evidenza l’inadeguatezza di molti spazi di mobilità ad affrontare le ondate di calore. È un hotspot che parla di infrastruttura, ma anche di vulnerabilità urbana e di disuguaglianza nell’accesso a luoghi freschi e sicuri.

Zona residenziale di Sant’Antimo – 46°C Nel tessuto residenziale di Sant’Antimo, il caldo si manifesta come una pressione costante sulla vita quotidiana. Qui l’hotspot non è solo un punto della mappa, ma il segno di un ambiente che fatica a difendersi dal surriscaldamento: pochi spazi ombreggiati, superfici che trattengono calore e percorsi urbani esposti rendono più difficile abitare il quartiere durante le fasi più intense delle ondate di calore.

 

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