Nelle scorse ore Luca Mercalli, climatologo italiano ha richiamato l’attenzione sul riscaldamento del Mediterraneo e sulle conseguenze per la salute durante le ondate di calore.
L’appello di Mercalli
“Non andate al mare d’estate, meglio maggio o giugno” questa la frase che ha fatto discutere e acceso la polemica. Il divulgatore ha precisato che il problema non riguarda soltanto la temperatura dell’aria, ma anche quella dell’acqua. A tal proposito ha evidenziato: “La differenza tra 20 e 27 gradi in una temperatura minima notturna per il corpo umano è abissale”.
Mercalli invita a non leggere il suo messaggio come un qualcosa da prendere sottogamba ma bensì chiarisce: “Vorrei dare un messaggio costruttivo, non è vero che non possiamo fare niente. Possiamo almeno evitare di peggiorare, ecco, questo sì. Il clima resterà compromesso per secoli e forse per millenni, ma possiamo fermare un aumento di temperatura pericoloso per la specie umana”.
Le condizioni del Mediterraneo oggi
Il Mediterraneo sta registrando temperature elevate e in alcune zone l’acqua ha raggiunto valori assurdi. Temperature del genere sono un problema non soltanto per gli ecosistemi marini, ma anche per l’atmosfera. L’acqua accumula una grande quantità di calore e lo restituisce lentamente nell’ambiente. Di notte non di meno se il mare raggiunge temperature elevate e l’acqua tende ad essere troppo caldo, l’aria sopra il mare tende a rimanere mite e le temperature scendono dopo il tramonto. Una mancanza di adeguato raffreddamento notturno può diventare un fattore pericoloso e da non sottovalutare.
“Le persone sono più scioccate e sentono il peso di queste anomalie sulla propria pelle. Ho ricevuto un aumento di messaggi di persone che mi chiedevano se il caldo fosse legato al gran numero di satelliti, al cambiamento dell’inclinazione dell’asse terrestre o altre cause. Sembra che ci cerchiamo degli alibi invece che accettare la causa più logica” afferma Mercalli, che conclude spiegandone le cause di ciò e dicendo: “Il riscaldamento globale, una responsabilità collettiva legata al consumo di energia fossile, deforestazione, allevamenti intensivi, circa 60 miliardi di tonnellate di C02 equivalente che emettiamo nella nostra atmosfera ogni anno”.


