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LA FACCIA BELLA DI NAPOLI – «Vi presento Gridas, il colore di Scampia»

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E’ più di un’associazione, più di un centro sociale, è un punto di riferimento per tutti i movimenti che con il loro attivismo si riappropriano degli spazi abbandonati, donando una nuova vita agli emarginati, a chi, con la sola “colpa” di vivere in periferia, viene lasciato solo nel degrado. Stiamo parlando di Gridas, tra le realtà più belle della periferia napoletana. Abbiamo intervistato Mirella La Magna, fondatrice del coloratissimo Gridas insieme all’artista Felice Pignataro che nel 1983 ha dato il via al Carnevale di Scampia, un corteo di carri e bande sempre originale e al contempo tradizionale nella sua valenza sociale.
La grande forza del GRIDAS consiste nella scelta del forte canale di comunicazione dei murales, che Felice ha utilizzato come strumento pedagogico innovativo e stimolante per i giovani. Gridas infatti è una scuola viva, senza etichette o classifiche, che educa al miglioramento possibile del territorio, mette le persone in contatto proficuo con le proprie realtà pratiche, incontrando “l’altro” e costruendo insieme il cambiamento.

Com’è cominciata la sua missione?

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Io e Felice ci siamo avvicinati nel ’67 dando una mano ai baraccati di Poggioreale, sfollati dal ’45, infatti il campo raccoglieva residui bellici, noi facevamo scuola a bimbi. Poi quando finalmente furono assegnate le case a Scampia, ben 25 anni dopo: nel ’70 (solo ed esclusivamente perché 25 anni era il termine per cui il territorio occupato sarebbe diventato loro per legge), paradossalmente la situazione è peggiorata col trasferimento. Vicino al cimitero di Poggioreale le persone avevano la terra da coltivare, c’erano persino i tram e potevano spostarsi, arrivavano con faciltà a Mergellina, viceversa nella 167 non c’era niente di niente, è un quartiere che è nato per forza di cose nell’illegalità. E’ un’abitudine. Non c’era neanche un negozio di alimentari o una farmacia, quindi chiaramente sotto i palazzoni si crearono subito i mercati ambulanti di ogni genere, i sottopassaggi inutilizzati divennero discariche, dilagava l’abusivismo. Pensa che l’ufficio postale è stato costruito negli anni ‘90. Abbiamo dato vita al GRIDAS nell’ 81, all’inizio si chiamava scuola 128, dal numero di una baracca di cui prelevammo la porta come simbolo, il nostro intento è sempre stato il risveglio da questo logorio dominante, la conquista della dignità, che è un diritto e bisogna prendersene cura.

E’ difficile mantenere l’unità di un collettivo, nonostante la lotta per obiettivi comuni?

Io e Felice abbiamo avuto sempre delle persone con noi, ma ogni volta c’è stata dispersione, ogni volta c’è stato chi se n’è andato, di problemi ne abbiamo avuti sempre. La nostra forza è stata avere realmente lo stesso obiettivo e innamorarci, la stessa scelta di vita al primo posto, ma non perché siamo speciali: semplicemente ci piaceva, ci dava soddisfazione, eravamo felici. Io mi considero privilegiata, è stata una grande fortuna, da soli non si fa niente e noi ci siamo battuti proprio per questo. Infatti quando abbiamo avuto i nostri figli e io ho dovuto rallentare per forza, Felice chiaramente non poteva fare tutto da solo, è stato un momento di transizione poi ci siamo rimessi subito all’opera.

Dal 2013 ci sono le istallazioni di alcune opere di Felice ad ornare la metropolitana di Piscinola, gran bel risultato. Poi il carnevale è una manifestazione importantissima per il quartiere, tutte le associazioni partecipano attivamente anche senza Felice che prima le guidava di persona. Quanto ha contato la forza dell’arte nelle attività del GRIDAS e avete avuto problemi con i murales?

Nel ’94 c’èra il G7 a Napoli, Felice dipinse la nave dei folli di fronte all’ospedale psichiatrico Bianchi ma gli coprirono l’opera. A via Cinthia realizzammo la rappresentazione del cerchio dei popoli contro la piramide delle 7 grandi potenze, ma ci portarono in questura e ci sequestrarono lo striscione. A distanza di 5 anni ci venne rispedito, eravamo felicissimi ma ci accorgemmo che puzzava in maniera abominevole, non si poteva assolutamente tenere vicino – dice ridendo – scoprimmo che insomma era stato conservato vicino ad una colonna fecale. Così decidemmo di donare lo striscione alla Estrella, una nave che trasporta matite, quaderni, e altri materiali per i bambini di tutto il mondo … almeno così sventolando come bandiera, la puzza sarà svanita. Io penso che questa vita mi abbia dato fiducia, pochi giorni fa ho incontrato un tizio che diceva di essere amico di mio figlio, doveva consegnargli un computer, non mi era proprio passato per la testa fosse una truffa, e mi sono fatta dare un passaggio a casa con l’intenzione di completare l’acquisto. Dopo aver chiacchierato del più e del meno del quartiere, ho finito col dirgli che non avevo mai subito un furto qui a Scampia e che io sto benissimo qui, e lui alla fine mi da una busta dove io credevo ci fosse il computer e se ne va.. senza prendere i soldi. Dentro la busta c’era una prolunga e degli attrezzi utili. Quando sento mio figlio mi da della pazza e mi spiega che la storia del computer era ovviamente inventata, lui non conosceva l’uomo in questione, e mi sarebbe potuto succedere di tutto. Ma non è stato così. Si può pensare che abbia fatto una brutta figura, da stupida, sarà.. ma io ne vado orgogliosa.

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