Svolta sul fronte giudiziario ad Afragola: il gip del Tribunale di Napoli ha disposto la scarcerazione di Francesca Cerbone, moglie di Raffaele Nobile e madre di Antonio Nobile, conosciuto con il soprannome di “Spiedino”. Entrambi sono indicati dagli investigatori come figure apicali del clan Nobile, ritenuto una costola del clan Moccia.
Per la donna sono stati disposti gli arresti domiciliari, accogliendo l’istanza presentata dal suo difensore, l’avvocato Dario Carmine Procentesе. La decisione arriva nell’ambito di un procedimento nel quale la Direzione Distrettuale Antimafia aveva raccolto diversi elementi a carico dell’indagata, costituiti prevalentemente da intercettazioni telefoniche e ambientali.
Le accuse della DDA: i contatti con il carcere e le mesate agli affiliati
Secondo la ricostruzione investigativa, attraverso un’intensa attività di intercettazione sarebbe emerso che Francesca Cerbone riceveva dal carcere di Siracusa, dove era detenuto il marito Raffaele Nobile, informazioni e richieste che successivamente avrebbe trasmesso al figlio e al nipote Antonio Nobile, soprannominato “Topolone”.
Tra gli elementi contestati alla donna figurerebbe anche il presunto ruolo nella distribuzione delle cosiddette mesate, ovvero le somme di denaro destinate agli affiliati del gruppo criminale.
Il quadro accusatorio, secondo quanto riportato negli atti investigativi, avrebbe trovato ulteriori riscontri nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Alex Pollaro, che nelle sue recenti rivelazioni avrebbe confermato il ruolo funzionale attribuito alla Cerbone nell’ambito degli interessi del clan.
Accolta l’istanza della difesa: incompatibilità con il carcere
Nonostante gli elementi raccolti dall’accusa, il gip ha disposto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari.
Determinante, secondo la ricostruzione della difesa, sarebbe stata la consulenza tecnica di parte presentata dall’avvocato Dario Carmine Procentesе. Attraverso l’elaborato, successivamente confrontato anche con il consulente nominato dal gip, sarebbe stata dimostrata l’incompatibilità delle condizioni della donna con il regime carcerario.
Sulla base delle valutazioni acquisite, il giudice ha quindi accolto la richiesta difensiva, disponendo la scarcerazione di Francesca Cerbone e il trasferimento agli arresti domiciliari.
La decisione riguarda esclusivamente la misura cautelare e non costituisce una pronuncia definitiva sulle contestazioni mosse nei confronti dell’indagata.

