Ci sono anche i nomi di politici nazionali nelle carte dell’inchiesta Hydra che ha svelato un presunto accordo tra camorra, Cosa Nostra e ‘ndrangheta in Lombardia. Secondo la Procura di Milano la crescita imprenditoriale delle organizzazioni criminali passa anche attraverso la loro capacità di infiltrarsi nelle istituzioni.
I contatti tra il neo-pentito del clan Senese e le parlamentari di Fratelli d’Italia
Il 39enne Gioacchino Amico avrebbe avuto contatti con due parlamentari di Fratelli d’Italia attraverso le loro collaboratrici. Il 20 maggio 2020, l’ex esponente del clan Senese e l’altro indagato Raimondo Orlando si sarebbero recati a Roma. Durante il viaggio, Amico avrebbe avvisato la collaboratrice del loro arrivo e lei avrebbe confermato di essere a cena con le due politiche.
Il 16 giugno 2020 Amico avrebbe confidato ad Orlando: “Mi è arrivata la tessera di partito… Fratelli d’Italia“. Nel pomeriggio la collaboratrice della politica avrebbe riferito al 39enne che avrebbe provveduto a ritirare la tessera, inoltre il neo-pentito le avrebbe detto: “Sai se abbiamo quel discorso da fare lì poi… come candidato sindaco, capito? A Busto Garolfo“.
La figura di Gioacchino Amico, il nuovo pentito
C’è un nuovo pentito nel procedimento Hydra sulla presunta alleanza tra esponenti delle tre mafie in Lombardia. Si tratta di Gioacchino Amico, presunto vertice del “sistema mafioso lombardo” per conto del clan dei Senese. La novità è emersa dalla prima udienza del maxi processo milanese a carico di 45 imputati, tra cui proprio Amico.
Lo ha spiegato la pm Alessandra Cerreti depositando il suo verbale del 3 febbraio, oltre a quello dell’altro nuovo collaboratore di giustizia Bernardo Pace, morto suicida in carcere. Il maxi processo, dopo la costituzione delle parti, con la presenza di molti imputati detenuti e in videocollegamento dalle varie carceri, è stato aggiornato al 30 aprile.
I primi verbali di ‘Amico riportati dall’Ansa
“L’associazione c’è – ha ammesso – è nata nel 2019 ed è proprio questa unione di tutte le tre mafie, per non dire forse la quarta albanese (…) che è quella più spietata”. Inoltre il capo di “tutta l’organizzazione” sarebbe stato Giancarlo Vestiti, uno degli imputati del maxiprocesso iniziato il 19 marzo nell’aula bunker di Milano. “In tanti mi vogliono morto”, ha aggiunto ancora Amico che sarebbe stato al vertice del “consorzio” di mafie.


