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lunedì, Gennaio 24, 2022
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Ancora in fuga i due detenuti scappati dal carcere di Avellino, aperta inchiesta sull’evasione


Si chiamano Florin Mocian, romeno di 22 anni, e Hassin Kilifi, marocchino 40enne nato a Marrakech, i due detenuti evasi ieri dal carcere di Avellino e attualmente ricercati da tutte le forze dell’ordine.   Un 45enne di origine albanese è stato catturato dai Carabinieri in collaborazione con la Polizia Penitenziaria mentre tentava di allontanarsi dal carcere. Nel 2012 ci fu un’altra evasione dal carcere ma i quattro detenuti vennero subito acciuffati. Un tentativo, da parte di due romeni, non riuscito, si è registrato invece nel giugno 2020.

Un 45enne di origine albanese è stato catturato dai Carabinieri in collaborazione con la Polizia Penitenziaria mentre tentava di allontanarsi dal carcere. Nel 2012 ci fu un’altra evasione dal carcere ma i quattro detenuti vennero subito acciuffati. Un tentativo, da parte di due romeni, non riuscito, si è registrato invece nel giugno 2020. (ANSA).

 

Rocambolesca evasione nelle prime ore della scorsa notte dalla casa circondariale di Bellizzi, ad Avellino: tre detenuti – due dell’Est europeo e un marocchino – che erano ristretti nella prima sezione penale hanno guadagnato la libertà dopo aver forato il muro della cella, calandosi con lenzuola annodate. I due dell’est sono ancora in fuga mentre il marocchino è stato arrestato dai carabinieri, poco dopo l’evasione, dopo l’allarme della Polizia Penitenziaria. Il Si.N.A.P.Pe, attraverso la voce del Segretario Generale Aggiunto Luigi Vargas e del Segretario Regionale Pasquale Gallo, analizza così l’evento: «Complice della rocambolesca evasione la cronica carenza di organico che affligge, in forma grave, i penitenziari campani.

Negli ultimi tempi, a causa della mancata reintegrazione del personale posto in quiescenza, il livello di sicurezza delle carceri é sceso ad un minimo storico, motivo per cui il Sinappe ha più volte invocato l’intervento dei Superiori Uffici affinché sia ivi assegnato nuovo personale, di ogni ruolo. Basti pensare che presso il carcere di Avellino, ma non solo, il delicato compito della sorveglianza generale dell’istituto, soprattutto nelle ore pomeridiane e notturne, viene affidato al ruolo degli assistenti, mentre il ruolo degli ispettori e dei sottufficiali si concentra nei turni antimeridiani.

L’evento verificatosi è estremamente grave, soprattutto perché ha posto in evidenza quelle che sono le enormi carenze, strutturali e di gestione, del penitenziario avellinese; ma probabilmente si sarebbe potuto evitare, se solo si fossero ascoltati i campanelli di allarme provenienti dal Si.N.A.P.Pe. Le perquisizioni ordinarie sono sempre meno efficaci per la carenza di personale e le perquisizioni straordinarie, stando alle ultime direttive ministeriali, devono essere sottoposte preventivamente al vaglio di varie autorità, facendo così venire meno l’effetto sorpresa.

Per di più vista la dinamica, non ci vengano a propinare la solita storia della responsabilità “in vigilando” dei poliziotti in servizio. I primi dati sulla dinamica dell’evento, ancora tutti da confermare, devono invece far riflettere addirittura sull’adeguatezza delle strutture e dei loro materiali di costruzione. Se si pensa che stiamo parlando di un penitenziario che ospita detenuti di alta scurezza, il dato diventa raccapricciante. Una struttura che riesce ad essere violata in un modo così elementare deve leggersi come un grave allarme sociale”.

Segretario Regionale Si.N.A.P.Pe

Dr Pasquale Gallo

 

 

 

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