Triste episodio accaduto a una cittadina nel napoletano. E’ lei stessa che denuncia il fatto al Consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli:

“Sono una cittadina di Sant’Antimo e questo è il mio cane, un Akita Inu di 35 kili. O meglio, era il mio cane, già perché a causa dello spavento per i botti dei fuochi illegali è morto. Festeggiavano il Santo patrono”. 

Lecce, cane muore d’infarto per paura dei fuochi d’artificio. Le associazioni animaliste: “Serve una legge per vietarli”

A Lecce un cucciolo di pastore maremmano, Diana, è morto d’infarto per la paura dei botti la notte di Capodanno. La storia è stata raccontata da Leccecronaca.it dopo la denuncia di un’associazione animalista che ha scritto una lettera aperta al sito. “È una strage che non danneggia solo gli animali, ma anche persone, neonati, malati di qualsiasi età con patologie neurologiche che impediscono la comprensione di ciò che sta accadendo intorno – ha scritto la padrona di Diana su Facebook – Questa sordità istituzionale deve finire!”.

Il cane aveva 11 mesi ed era stato adottato da poco: nonostante il regolamento di polizia locale li vieti espressamente, le continue esplosioni di petardi, razzi e fuochi d’artificio hanno spaventato l’animale, che si è accasciato sotto gli occhi dei padroni. “Anche quest’anno sono rimasta a casa – ha scritto Paola, la padrona di Diana, su Facebook – ma non è bastato! Non possiamo aspettare le festività come una disgrazia!” L‘Associazione Tutela Animali e Protezione Civile (Ata) di Lecce ha denunciato il fatto: “Non ci battiamo per l’abolizione di questa ormai “becera” pratica di festeggiare l’arrivo del nuovo anno con botti e fuochi d’artificio per partito preso – dice Giuseppe Albanese, presidente dell’associazione – la morte di Diana ne è un esempio. A nostro avviso, non basta fare un’ordinanza per vietare i botti, che già sono vietati perché illegali, ma occorre varare una legge nazionale che abolisca definitivamente questa pratica, perché gli animali hanno il diritto a non morire a causa dei botti di Capodanno. Vietare non basta, occorrono controlli seri e sanzioni mirate”.

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